benessere

FESTIVAL Bologna Benessere

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16 e 17 settembre 2017

A INGRESSO GRATUITO, dalle 10 alle 20 all’interno del Giardino del Baraccano e delle sale del Quartiere S. Stefano a Bologna. Anche in caso di maltempo.

Molte le conferenze, banchetti espositivi e punto ristoro bio.

Scarica il programma completo in PDF >

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OPEN DAY Interno Yoga

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Fare insieme per star bene!

16 e 17 settembre 2017

Vi aspettiamo ai 2 giorni di OpenDay presso Interno Yoga, via P. Vizzani 74/A (una traversa di via Azzurra), Bologna.

“Interno Yoga Srl Sportiva Dilettantistica” è un Centro con due sale interamente dedicate a corsi condotti da insegnanti qualificati. Si propone come un Centro laico, aperto a tutti coloro che, per differenti ragioni, sono interessati ad avvicinarsi a queste discipline. Interno Yoga ha tra le sue finalità quella di promuovere la conoscenza di discipline orientali (e non) e uno stile di vita in armonia con la Natura nei suoi diversi aspetti attraverso incontri, conferenze, seminari, mostre e presentazione di libri sul tema. “L’asana più importante da insegnare e da imparare è il sorriso”. E’ un luogo dove prendersi del tempo, dove potersi concentrare su se stessi, dove, dopo aver occupato per un’intera giornata la mente con mille pensieri, è possibile ritrovare il proprio corpo e il proprio respiro Interno Yoga è anche un centro di Formazione Nazionale di Yoga e Shiatsu.

Scarica il programma dell’Open Day del 16 e 17 settembre 2017 >

Il numero di settembre di VIVERE SOSTENIBILE a Bologna

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E’ il tempo di riflettere sull’impatto che tutti noi, con le nostre scelte quotidiane, abbiamo sulla terra che ci ospita. Partiamo da quello che di Sano, Etico e Sostenibile si può fare: dall’alimentazione più consigliata, alle proposte di benessere che il territorio ci offre, sempre guardando alle novità e alla realtà che ci circonda. Dopo tanto caldo e l’estate più asciutta degli ultimi anni, dopo aver consumato ancora prima, come italiani, le risorse che la terra ci dona (quest’anno l’earth overshoot day è cascato 10 gg prima dello scorso anno, un motivo ci sarà!), cambiare vuol dire agire salvaguardando la vita stessa, per garantirla alle generazioni future. Buona lettura del numero di settembre di VIVERE SOSTENIBILE a Bologna, n.42 – Speciale Sano, Etico e Sostenibile. Vi aspettiamo al SANA, fiera di Bologna dall’8 all’11 settembre 2017 – pad. 16 (Vegan Fest).

 

Per ricevere GRATUITAMENTE via email il pdf del mensile Vivere Sostenibile scrivi a info@viveresostenibile.net, saremo felici di tenerti aggiornato.

TEMPO DI VIVERE cerca CASA

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Segnalaci ogni possibilità che ti viene in mente!

Il nostro progetto è iniziato dopo 4 lunghissimi anni di ricerca. Oggi abbiamo bisogno di maggior immediatezza. Crediamo molto nelle relazioni e nella rete che si è creata intorno a noi e confidiamo che attraverso così tante persone che si muovono per sostenerci

TUTTO E’ POSSIBILE!

Abbiamo bisogno di un casale, di spazio vivibile per almeno 20 persone, di natura. Cerchiamo preferibilmente in Emilia Romagna, ma – data la necessità impellente di riprendere a far fiorire il nostro sogno – consideriamo ogni spunto e ogni realtà possibile.

Se conosci qualcosa o qualcuno che possa rispondere al nostro bisogno, ti preghiamo di contattarci!

Se non hai contatti immediati, ti preghiamo di parlare di noi, di spargere la voce, di mandare energia positiva a questa realizzazione.

Sappiamo di poter contare sul tuo aiuto! E per questo GRAZIE!

 

Tempo di Vivere, Ecovillaggio e APS

Via Denzano, 1690
Loc. Bombanella

Marano sul Panaro, MO

info@tempodivivere.it

VIVERE SOSTENIBILE a Bologna luglio e agosto

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Il numero estivo di VIVERE SOSTENIBILE ci racconta di ozio, sì ma creativo, di progetti e di vacanze ecologiche, consapevoli, di scelte sostenibili, di ricette fresche e a impatto zero, di condivisione, di riscoperte di luoghi vicini immersi nel verde che pochi conoscono, anche se sono a pochi passi dal centro città. E allora torniamo a stupirci, a rilassarci per davvero, a leggiamo, a camminare, a curare le piante in modo naturale, a scoprire quello che madre terra ci dona, sempre in abbondanza!
Buona lettura e buona estate.

 

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Ritiro di meditazione sulla consapevolezza

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15 e 16 Luglio 2017

 

“Quando la vostra mente è limitata, chiusa in sè stessa, anche cose di poco contodiventeranno facilmente in grado di agitarvi. Fate che la vostra mente diventi come un oceano. (Lama Yesce)”

Lo sviluppo dell’attenzione: una tecnica che da millenni permette di sviluppare pienamente le potenzialità mentali. Essere consapevoli momento per momento porta a vivere pienamente ogni istante della vita.

Il ritiro si svolgerà presso il Centro Cenresig in Via della Beverara 94/3 – Bologna.
Nella pausa sarà possibile consumare un pranzo al sacco all’interno del Centro.
Il ritiro è aperto a tutti, ed è a OFFERTA LIBERA.

Vi è la possibilità di partecipare ad una giornata soltanto, preferibilmente nella giornata di sabato.

Il ritiro comincia alle 09,00 (con ingresso alle 8,30 per l’iscrizione) di sabato 15 luglio e termina Domenica 16 luglio alle 18. Durante il ritiro vige l’obbligo del silenzio, si alterneranno sessioni di meditazione seduta a quella camminata.

Consigliamo di comunicare la propria partecipazione inviando una email all’indirizzo spc@cenresig.org.

Il ritiro sarà guidato da Silo Pittureri

 

Impresa Alimentare Domestica. Ora si può fare!

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A cura di Giovanni Santandrea, Transition Italia

 

In molti modi e occasioni, nelle pagine di Vivere Sostenibile, si è parlato di come ricercare e inventare nuovi lavori e attività che rispondessero alle esigenze di cambiamento e sostenibilità così fortemente espresse da questi nostri tempi. Aumentano sempre più le persone che ad un certo punto della loro vita vogliono dare un significato diverso alla loro sfera lavorativa e professionale.

E’ possibile avviare una propria attività, dove investire creatività, interessi e passioni?

Stanno nascendo varie possibilità in svariati settori. Tra questi è certamente molto interessante il settore delle produzioni agroalimentari.

Questo è un settore produttivo strettamente collegato con la resilienza della comunità locale, perché ha un’importanza strategica nella rilocalizzazione della catena di produzione che assicura cibo alla comunità. In quella catena agroalimentare, dopo la produzione agricola in campo, si collocano tutti i processi di trasformazione, che operano al fine di realizzare cibi adatti alla conservazione, distribuzione e commercializzazione.

E’ possibile ripensare al settore agroalimentare in dimensione locale? Possiamo uscire dalla dipendenza esclusiva dei prodotti offerti dalla grande industria agroalimentare?

Per fare questo ci sono molte possibilità. In questo articolo cercheremo di esplorare le potenzialità di quelle che tecnicamente vengono definite Imprese Alimentari Domestiche.

Di cosa si tratta? Quali sono le leggi e le normative che le regolano?

Le IAD sono realtà ancora poco conosciute in Italia. A partire dal 2014, prevalentemente nel Nord Italia, sono nate alcune decine di queste esperienza.

Dalla sigla è abbastanza ovvio che con quell’etichetta si identificano vere e proprie imprese che vengono avviate utilizzando gli spazi domestici. E’ un’attività di lavoro indipendente che fino ad ora ha visto l’interesse prevalente delle donne che vogliono conciliare gli impegni di lavoro con quelli della cura famigliare.  Dal punto di vista della normativa di settore, la microimpresa domestica è una piccola impresa inquadrabile nel settore artigianato.

I primi pionieristici progetti, non senza difficoltà burocratiche, sono potuti nascere facendo riferimento al regolamento CE 852/2004 che nel capitolo 3 del suo allegato 2, elenca  esplicitamente le abitazioni private quali sedi ove è possibile preparare alimenti al fine della loro commercializzazione.  Allo stesso capitolo, con precisione, vengono definite le linee guida per una corretta definizione di “luogo adeguato”, in termini di igiene e pulizia, di attrezzature di lavaggio, di condizioni di temperatura adatte alla conservazione degli alimenti trattati. Se qualcuno avesse voglia di avviare una IAD è importante che parta proprio da una attenta lettura di quel regolamento comunitario.

Al momento non esistono ancora linee guida nazionali a cui fare riferimento. Solo la Regione Piemonte ha definito alcuni criteri. Ad esempio il locale (cucina familiare e cucina microimpresa) può essere lo stesso a patto che ci sia una valutazione preventiva e quindi un’autorizzazione ufficiale da parte della ASL competente. Se manca tale autorizzazione bisogna prevedere locali separati, e quindi si riducono notevolmente le possibilità di realizzazione.

Per poter operare correttamente è bene conoscere, ed applicare, altri regolamenti dell’Unione Europea.

Il Regolamento CE 1169/2011 contiene le normative di riferimento per l’etichettatura alimentare, mentre il Regolamento CE 178/2002 definisce le regole per la rintracciabilità degli alimenti.

Se una persona è interessata ad avviare una IAD da dove deve cominciare?

Prima di esaminare le questioni tecniche e burocratiche bisogna dire con assoluta chiarezza che prima è importante definire il progetto generale, insomma è necessario mettere a fuoco l’idea vincente che caratterizzi la propria produzione. Tale idea, per poter sopravvivere, dovrà competere con la grande produzione industriale. Per fare questo non è male sperimentarsi con produzioni da regalare ad amici e parenti. Sicuramente potranno restituire preziosi feedback per dare una direzione vincente ai propri sogni. Sperimentare in questa modalità non richiede investimenti, non presenta particolari ostacoli burocratici, e in modo semplice costituirà un primo test per valutare le proprie capacità, e capire se si vuole veramente intraprendere la strada della IAD.

In questa fase sarà anche molto utile provare a redigere un business plan che, se fatto con cura, ci restituirà degli importanti indicatori di fattibilità del progetto imprenditoriale.

Per completare la preparazione, prima di passare alla fase operativa, è consigliabile anche verificare se esistono bandi a sostegno alla propria impresa. Questi aspetti possono essere anche affrontati con il supporto delle organizzazioni di categoria.

E poi concretamente quali sono i passi successivi? A chi bisogna comunicare l’inizio della propria attività di impresa? Quali sono i costi che si devono affrontare?

Nella creazione di una IAD esistono molte variabili che dipendono dal contesto del territorio in cui si opera. Proviamo a dare alcune indicazioni che dovrebbero essere comunque valide.

  • Il primo passo, a meno di non esserne già in possesso, è quello di ottenere la certificazione HACCP che fornisce le nozioni necessarie per prevenire la contaminazione degli alimenti. Bisogna frequentare un corso della durata di 8 ore. Periodicamente, in modo analogo agli aggiornamenti per gli addetti alla sicurezza, è obbligatorio un corso di aggiornamento. Ha un costo molto variabile, dipende dal soggetto che lo eroga. Esistono anche corsi via web;
  • Bisogna inoltrare al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune in cui opera la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Da qualche anno il Governo italiano ha introdotto normative di semplificazione per l’apertura di nuove attività. Consultare il sito: impresainungiorno.gov.it;
  • Richiesta di permessi all’ASL, la quale avrà anche il compito di verificare le carattersitiche domestiche ed, eventualmente, indicare adattamenti e modifiche strutturali;
  • Allo stato attuale delle cose è poi obbligatoria l’iscrizione alla CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura);
  • E ovvio che è necessario aprire una partita IVA che permette di poter fatturare ai propri clienti. In questa fase è bene farsi consigliare da una bravo commercialista per scegliere bene il regime contabile fiscale. Questo passaggio si può fare solo dopo aver effettuato la registrazione, a fini contributivi, della propria attività all’INPS.

Questi sono i passaggi fondamentali per potere iniziare a produrre e trasformare in casa propria alimenti e cibi, e tutti hanno un costo. Poi sono da considerare i costi di adeguamento locali e macchinari necessari. Questi sono molto variabili, in funzione delle specifiche esigenze.

Sicuramente è da preventivare un investimento iniziale di qualche migliaio di euro.

A chi si può chiedere supporto?

Per gli aspetti di base, come accennato prima, si può far riferimento alle associazioni di categoria.

Fortunatamente per gli aspetti più specifici delle IAD, si è da poco costituita l’associazione IAD Italia. E’ nata a partire dall’esperienza sul campo e dall’entusiasmo di alcune donne che per prime hanno realizzato la loro IAD. I servizi che offre l’associazione agli associati sono molteplici:

  • sportello informativo di orientamento
  • consulenza e assistenza per l’apertura di un’impresa alimentare domestica;
  • rete di professionisti per l’assistenza legale, commerciale e tecnica necessaria alla vita della IAD;
  • promozione delle attività commerciali degli associati attraverso eventi e accordi con partner commerciali.
  • coordinamento organizzativo, a livello locale e nazionale, delle imprese alimentari domestiche e delle loro iniziative;
  • valorizzazione e salvaguardia delle attività artigianali di interesse culturale legate alla produzione, conservazione e trasformazione degli alimenti.

Per conoscere meglio IAD Italia si può visitare la loro pagina Facebook, oppure scrivere loro una mail all’indirizzo: associazione.iaditalia@gmail.com