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VIVERE SOSTENIBILE a Bologna luglio e agosto

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Il numero estivo di VIVERE SOSTENIBILE ci racconta di ozio, sì ma creativo, di progetti e di vacanze ecologiche, consapevoli, di scelte sostenibili, di ricette fresche e a impatto zero, di condivisione, di riscoperte di luoghi vicini immersi nel verde che pochi conoscono, anche se sono a pochi passi dal centro città. E allora torniamo a stupirci, a rilassarci per davvero, a leggiamo, a camminare, a curare le piante in modo naturale, a scoprire quello che madre terra ci dona, sempre in abbondanza!
Buona lettura e buona estate.

 

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Impresa Alimentare Domestica. Ora si può fare!

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A cura di Giovanni Santandrea, Transition Italia

 

In molti modi e occasioni, nelle pagine di Vivere Sostenibile, si è parlato di come ricercare e inventare nuovi lavori e attività che rispondessero alle esigenze di cambiamento e sostenibilità così fortemente espresse da questi nostri tempi. Aumentano sempre più le persone che ad un certo punto della loro vita vogliono dare un significato diverso alla loro sfera lavorativa e professionale.

E’ possibile avviare una propria attività, dove investire creatività, interessi e passioni?

Stanno nascendo varie possibilità in svariati settori. Tra questi è certamente molto interessante il settore delle produzioni agroalimentari.

Questo è un settore produttivo strettamente collegato con la resilienza della comunità locale, perché ha un’importanza strategica nella rilocalizzazione della catena di produzione che assicura cibo alla comunità. In quella catena agroalimentare, dopo la produzione agricola in campo, si collocano tutti i processi di trasformazione, che operano al fine di realizzare cibi adatti alla conservazione, distribuzione e commercializzazione.

E’ possibile ripensare al settore agroalimentare in dimensione locale? Possiamo uscire dalla dipendenza esclusiva dei prodotti offerti dalla grande industria agroalimentare?

Per fare questo ci sono molte possibilità. In questo articolo cercheremo di esplorare le potenzialità di quelle che tecnicamente vengono definite Imprese Alimentari Domestiche.

Di cosa si tratta? Quali sono le leggi e le normative che le regolano?

Le IAD sono realtà ancora poco conosciute in Italia. A partire dal 2014, prevalentemente nel Nord Italia, sono nate alcune decine di queste esperienza.

Dalla sigla è abbastanza ovvio che con quell’etichetta si identificano vere e proprie imprese che vengono avviate utilizzando gli spazi domestici. E’ un’attività di lavoro indipendente che fino ad ora ha visto l’interesse prevalente delle donne che vogliono conciliare gli impegni di lavoro con quelli della cura famigliare.  Dal punto di vista della normativa di settore, la microimpresa domestica è una piccola impresa inquadrabile nel settore artigianato.

I primi pionieristici progetti, non senza difficoltà burocratiche, sono potuti nascere facendo riferimento al regolamento CE 852/2004 che nel capitolo 3 del suo allegato 2, elenca  esplicitamente le abitazioni private quali sedi ove è possibile preparare alimenti al fine della loro commercializzazione.  Allo stesso capitolo, con precisione, vengono definite le linee guida per una corretta definizione di “luogo adeguato”, in termini di igiene e pulizia, di attrezzature di lavaggio, di condizioni di temperatura adatte alla conservazione degli alimenti trattati. Se qualcuno avesse voglia di avviare una IAD è importante che parta proprio da una attenta lettura di quel regolamento comunitario.

Al momento non esistono ancora linee guida nazionali a cui fare riferimento. Solo la Regione Piemonte ha definito alcuni criteri. Ad esempio il locale (cucina familiare e cucina microimpresa) può essere lo stesso a patto che ci sia una valutazione preventiva e quindi un’autorizzazione ufficiale da parte della ASL competente. Se manca tale autorizzazione bisogna prevedere locali separati, e quindi si riducono notevolmente le possibilità di realizzazione.

Per poter operare correttamente è bene conoscere, ed applicare, altri regolamenti dell’Unione Europea.

Il Regolamento CE 1169/2011 contiene le normative di riferimento per l’etichettatura alimentare, mentre il Regolamento CE 178/2002 definisce le regole per la rintracciabilità degli alimenti.

Se una persona è interessata ad avviare una IAD da dove deve cominciare?

Prima di esaminare le questioni tecniche e burocratiche bisogna dire con assoluta chiarezza che prima è importante definire il progetto generale, insomma è necessario mettere a fuoco l’idea vincente che caratterizzi la propria produzione. Tale idea, per poter sopravvivere, dovrà competere con la grande produzione industriale. Per fare questo non è male sperimentarsi con produzioni da regalare ad amici e parenti. Sicuramente potranno restituire preziosi feedback per dare una direzione vincente ai propri sogni. Sperimentare in questa modalità non richiede investimenti, non presenta particolari ostacoli burocratici, e in modo semplice costituirà un primo test per valutare le proprie capacità, e capire se si vuole veramente intraprendere la strada della IAD.

In questa fase sarà anche molto utile provare a redigere un business plan che, se fatto con cura, ci restituirà degli importanti indicatori di fattibilità del progetto imprenditoriale.

Per completare la preparazione, prima di passare alla fase operativa, è consigliabile anche verificare se esistono bandi a sostegno alla propria impresa. Questi aspetti possono essere anche affrontati con il supporto delle organizzazioni di categoria.

E poi concretamente quali sono i passi successivi? A chi bisogna comunicare l’inizio della propria attività di impresa? Quali sono i costi che si devono affrontare?

Nella creazione di una IAD esistono molte variabili che dipendono dal contesto del territorio in cui si opera. Proviamo a dare alcune indicazioni che dovrebbero essere comunque valide.

  • Il primo passo, a meno di non esserne già in possesso, è quello di ottenere la certificazione HACCP che fornisce le nozioni necessarie per prevenire la contaminazione degli alimenti. Bisogna frequentare un corso della durata di 8 ore. Periodicamente, in modo analogo agli aggiornamenti per gli addetti alla sicurezza, è obbligatorio un corso di aggiornamento. Ha un costo molto variabile, dipende dal soggetto che lo eroga. Esistono anche corsi via web;
  • Bisogna inoltrare al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune in cui opera la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Da qualche anno il Governo italiano ha introdotto normative di semplificazione per l’apertura di nuove attività. Consultare il sito: impresainungiorno.gov.it;
  • Richiesta di permessi all’ASL, la quale avrà anche il compito di verificare le carattersitiche domestiche ed, eventualmente, indicare adattamenti e modifiche strutturali;
  • Allo stato attuale delle cose è poi obbligatoria l’iscrizione alla CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura);
  • E ovvio che è necessario aprire una partita IVA che permette di poter fatturare ai propri clienti. In questa fase è bene farsi consigliare da una bravo commercialista per scegliere bene il regime contabile fiscale. Questo passaggio si può fare solo dopo aver effettuato la registrazione, a fini contributivi, della propria attività all’INPS.

Questi sono i passaggi fondamentali per potere iniziare a produrre e trasformare in casa propria alimenti e cibi, e tutti hanno un costo. Poi sono da considerare i costi di adeguamento locali e macchinari necessari. Questi sono molto variabili, in funzione delle specifiche esigenze.

Sicuramente è da preventivare un investimento iniziale di qualche migliaio di euro.

A chi si può chiedere supporto?

Per gli aspetti di base, come accennato prima, si può far riferimento alle associazioni di categoria.

Fortunatamente per gli aspetti più specifici delle IAD, si è da poco costituita l’associazione IAD Italia. E’ nata a partire dall’esperienza sul campo e dall’entusiasmo di alcune donne che per prime hanno realizzato la loro IAD. I servizi che offre l’associazione agli associati sono molteplici:

  • sportello informativo di orientamento
  • consulenza e assistenza per l’apertura di un’impresa alimentare domestica;
  • rete di professionisti per l’assistenza legale, commerciale e tecnica necessaria alla vita della IAD;
  • promozione delle attività commerciali degli associati attraverso eventi e accordi con partner commerciali.
  • coordinamento organizzativo, a livello locale e nazionale, delle imprese alimentari domestiche e delle loro iniziative;
  • valorizzazione e salvaguardia delle attività artigianali di interesse culturale legate alla produzione, conservazione e trasformazione degli alimenti.

Per conoscere meglio IAD Italia si può visitare la loro pagina Facebook, oppure scrivere loro una mail all’indirizzo: associazione.iaditalia@gmail.com

Il numero di giugno di VIVERE SOSTENIBILE

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L’ambiente questo dimenticato… se ne ricorderanno perdavvero i grandi del mondo a riunione questo mese a Bologna? Considerazioni e speranze si uniscono, sempre restando consapevoli, scegliendo fiori con cui nutrire corpo e anima e andiamo scoprendo app per la mobilità sostenibile, così come l’evoluzione dell’Impresa Alimentare Domestica che ora si può fare, o dove portare i nostri bimbi in questa estate ormai alle porte. E viaggiamo, sì viaggiamo, tra le passioni di chi fa birra artigianale, di chi coltiva rispettosamente e con cura la terra, alla scoperta di utopie realizzate, come quella del paese spagnolo di Marinaleda, dove la pace, il senso civico, la condivisione e il lavoro sono una realtà tangibile… il tutto seguendo un nuovo amico: il NANO ECOLO, imparate a conoscere la sua curiosità e la sua simpatia, siamo certi vi conquisteranno!
Buona lettura del numero di Giugno di VIVERE SOSTENIBILE a Bologna.

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Il numero di maggio di VIVERE SOSTENIBILE

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Vivere Sostenibile a Bologna – Maggio 2017 – n.39

Con Maggio arriva il tempo di gelati, delle rose e delle idee per le vacanze!
“Diventiamo eretici e coraggiosi”, riflettiamo sul nostro modo di fare turismo, cogliamo spunti per un’alimentazione sana, per un benessere diffuso, mai scordando le trasformazioni che la terra sta subendo e con essa noi che la abitiamo. Nuovi modi di coltivare, di amare gli animali e di collaborare tra uomini. Questo è quello che vi raccontiamo, nel numero di maggio di Vivere Sostenibile a Bologna, n. 39!
Buona lettura.

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Torta di avocado e cioccolato

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di Giulia Marone

 

VS-LUGLIO-AGOSTO-2015bisSappiamo bene che Il cioccolato è un grande amico dell’inverno: con l’abbassarsi della temperatura e l’aumento delle ore di buio, il nostro corpo e la nostra mente richiedono un aumento di serotonina che d’estate riceviamo più dal sole e dal movimento all’aria aperta. Ma col freddo la voglia di fare sport va in letargo e quindi, ci viene una “naturale” voglia di… cioccolato! Sempre meglio preferire quello fondente, ma con questa ricetta potrete gustarlo anche dopo le feste in una golosa torta per ogni occasione, vegana e anche in versione gluten free. Insomma, più sana di così…!

 

Torta per 4 persone, diametro tra i 18 e i 24 cm:

 

Ingredienti:

-1 avocado maturo (circa 300 gr)

-250 gr di farina a scelta (io ho usato la farina di TEFF, naturalmente senza glutine)

-100 gr di zucchero di canna

-1/4 di bicchiere di olio di lino

-1/4 di bicchiere di olio di semi o olio di oliva

-circa 1/2 bicchiere di latte di soia

-una bustina di lievito vegan (cremor tartaro e bicarbonato)

-100 gr circa di cioccolato fondente in pezzi

 

Preparazione:

Frullare l’avocado con un goccio di latte per ammorbidirlo, fino a renderlo sufficientemente liquido. In una ciotola mischiare la farina, lo zucchero e il lievito, aggiungere l’olio e unire l’avocado preparato precedentemente. Unire il restante latte mescolando, fino a rendere l’impasto morbido (deve avere una consistenza quasi collosa). A questo punto unire il cioccolato tagliato grossolanamente.

Infornare a 180° in forno statico (non ventilato) per circa 25 minuti.

Vivere Sostenibile Dicembre, speciale Natale è Sostenibile!

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VS-LUGLIO-AGOSTO-2015bisEccoci arrivati all’inverno! Mancano pochi giorni, ma il freddo sta già iniziando a spogliare la natura attorno a noi. Con l’inverno però arriva anche il periodo più caldo dell’anno: il Natale! Questo numero di Vivere Sostenibile vi porta alla scoperta dei regali e delle ricette buone per la terra e per l’ambiente, con un occhio speciale per i bambini e le cause benefiche che possiamo sostenere. Che sia quindi un Dicembre di consapevolezza, unita alla gioia dello stare insieme. Buona lettura di Vivere Sostenibile.

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Alla scoperta dell’Ecovillaggio Torri Superiore

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di Graziano Consiglieri

Sono passati oltre 27 anni, da quell’11 giugno 1989 nel quale, con la firma dell’atto costitutivo della Associazione Torri Superiore, nasceva ufficialmente l’omonimo Ecovillaggio. Un borgo del 1300, nell’entroterra di Ventimiglia, cominciava così a riprendere vita, per opera di un gruppo di persone che cercavano un modo diverso di vivere non solo una comunità ma anche la stessa vita, orientandosi verso la sostenibilità, la resilienza e un nuovo tipo di economia.

Da allora la storia è stata lunga, passando dalla certosina ricerca dei molti proprietari delle singole unità abitative, per arrivare al completamento della ricostruzione: un’opera durata appunto 27 anni, nei quali una buona parte delle persone coinvolte è anche cambiata, ma dove è rimasto inalterato lo spirito che aveva ispirato i primi tempi. frontale 5
Così l’Ecovillaggio Torri Superiore, un complesso edilizio che conta 162 stanze (dalle sale ristorante alle unità abitative dei singoli soci, agli spazi comuni, alle camere a disposizione degli ospiti, alle molte cantine e locali tecnici) è divenuto uno dei simboli della Rete Italiana Villaggi Ecologici (Rive) e del Global Ecovillage Network (GEN), ma soprattutto una meta da visitare da parte di tutti coloro che cercano un approccio naturale alla vacanza vissuta in modo sostenibile.

“Proprio il completamento del grande obiettivo che ha animato l’Ecovillaggio, ossia il termine dei lavori di ristrutturazione – afferma Massimo Candela, presidente della Cooperativa Ture Nirvane, il braccio operativo dell’Associazione Torri Superiore – ora ci pone davanti alla possibilità di cercare nuovi stimoli e nuovi obiettivi. Siamo arrivati a questo punto con le nostre forze, con pochi finanziamenti pubblici (e non sulla ristrutturazione) e senza fare ricordo a prestiti da istituti di credito. È stato il lavoro, anche in ambito di turismo ricettivo, unito al sostegno personale dei soci, a permetterci di costruire questa realtà, che ora si avvia verso la seconda fase della sua vita”.

L’attività ricettiva può essere una delle vie privilegiate per aprire nuovi obiettivi.

“All’Ecovillaggio la comunità residente è composta da 22 persone – spiega ancora Massimo Candela – ossia 15 adulti e 7 tra ragazzi e bambini. Chiunque venga a Torri Superiore a vario titolo, come volontario o come ospite per turismo, si trova immerso in questa realtà. Mentre le camere permettono la giusta privacy, con una ventina di posti letto a disposizione, gli spazi comuni garantiscono la possibilità di conoscere non solo la vita dell’Ecovillaggio e di chi vi risiede stabilmente, ma anche l’opportunità di conoscere gli altri ospiti, stringere nuove amicizie, incontrare e confrontarsi con altre esperienza. Insomma una situazione particolarmente stimolante, vissuta però in pieno relax, data la particolare posizione del borgo, immerso nella natura tipica della Liguria di Ponente”.

Vicino alla via di comunicazione tra Italia e Francia, ma fuori dalle strade trafficate e dalla confusione, l’Ecovillaggio, a 11 km da Ventimiglia e dal mare, è da sempre sede di corsi che hanno nella resilienza, nella vita di comunità e nelle strategie, anche pratiche, di economia “verde” e sostenibile il loro comune fondamento.

“I corsi – precisa Massimo Candela – e il turismo di gruppi e singoli sono la fonte di sostegno principale dell’Ecovillaggio. Dalla scorsa estate è in atto uno sviluppo ulteriore di questa attività,  che punta molto su un processo di innovazione degli appuntamenti e di ricerca di nuove nicchie. È nata così la prima esperienza del “Festival di Primavera – Il Risveglio della Terra”, che dall’1 al 3 aprile scorso, nell’arco dei tre giorni, ha visto svolgersi ben 17 diversi eventi, a tema olistico, culturale, musicale e ricreativo. Un grande successo, che ha richiamato complessivamente a Torri circa 600 persone. Nella seconda metà di giugno, sulla scia della nascita della Rete di Imprese “Le Terre di Confine”, di cui l’Ecovillaggio è uno dei soci fondatori, è andato in scena da noi parte del Borderland Festival, durante il quale la Rete appena costituita ha avuto modo di presentarsi ma anche di approfondire, nelle sue molte sfaccettature, il tema, appunto, del confine, visto come limite ma anche come opportunità”.

Contemporaneamente è stato aperto un laboratorio di ceramica, che potrebbe diventare una delle attività costantemente presenti all’Ecovillaggio, mentre nell’estate, per il secondo anno consecutivo, proseguiranno gli incontri serali, a cadenza settimanale, sulle tematiche della salute e del benessere, con sessioni di yoga della risata, presentazione di rimedi naturali (come nel caso dell’aloe e di altre piante), gli incontri di naturopatia, per un programma che potrebbe ampliarsi, essendo ancora allo studio.

Un ulteriore impulso è arrivato, nei primi mesi dell’anno in corso, dalla costituzione della Rete di Imprese “Le Terre di Confine”.

“Siamo sei aziende – conclude Candela – unite dal desiderio di lavorare e rilanciare un territorio, quello a cavallo tra Francia e Italia, puntando sulla sostenibilità e sulla solidarietà. Oltre all’Ecovillaggio ne fanno parte una cooperativa sociale di tipo B, che opera per l’inserimento lavorativo dei disabili, un apiario e altre tre aziende agricole, tutte attive nel settore dell’economia verde. Per noi è una nuova grande sfida, che ci sta portando ad impegnarci accanto a soci che hanno lo stesso interesse e la stessa sensibilità che ci hanno caratterizzato da sempre e che saranno ancora il nostro tratto distintivo anche in futuro”.

Tra le prime attività in agenda, oltre all’avvio di una fattoria didattica diffusa e di coltivazioni innovative “verdi” in ambito agricolo, anche l’idea di essere il punto di riferimento di “Vivere Sostenibile” per le province di Imperia e Savona, un progetto già in buono stadio di avanzamento.

www.torrisuperiore.org