UN MESE IN GIARDINO: FEBBRAIO

Commenti e riflessioni del Maestro Giardiniere.

di Carlo Pagani – ilmaestro@carlopagani.it

 

Bastano poche giornate di sole e il presagio prende piede. Il primo deve essere necessariamente il 2 febbraio, le tradizioni contadine sono sempre state rispettate, si rinnova il patto con la natura: se in quella giornata ci sarà il sole l’inverno sarà alle porte, viceversa se pioverà o farà cattiva stagione l’inverno sarà ancora lungo. Il giardiniere professionista osserverà con interesse, ma non lo confesserà mai pubblicamente! Peggio ancora la signora Maria, fedelissima delle previsioni di Paolo Sottocorona, la quale ritiene le credenze popolari questioni medioevali. Rimane il fatto che mezza Italia giardinieresca è già lì pronta con le bustine di semi di portulaca da distribuire tra il ghiaietto ai bordi del cortile. Le rose sono già state potate accuratamente, tenuto conto della loro dimensione e della loro età. Ai primi tepori ingrosseranno le gemme così come si stanno preparando forsizie e cotogni giapponesi. Gli Hamamelis stanno attraversando il loro momento trionfale di fioritura, delle autentiche nuvole gialle che sono succedute ai Calycantus e precedono lo sbocciare del corniolo.

In campagna nei rari ritagli millimetrici di terreno sottratto alla coltivazione e lasciati a macchia, si intravvedono già i primi fiori bianchi sui prugnoli (Prunus spinosa).

Diversa la collina, là dove alla natura è stato concesso spazio e libertà e agli uccelli di seminarli, appaiono le prime macchie di fiori bianchi di questo arbusto autoctone. Sono visioni che scaldano il giardiniere anche se il termometro è fermo a pochi gradi sopra lo zero. Anche gli uccelli, con il loro linguaggio, ci raccontano che l’aria sta cambiando. Chi è attento ai loro movimenti si sarà accorto che il merlo segue la merla a distanza saltellando con i sui stessi passi, il corteggiamento è iniziato favorito dalla temperatura non più glaciale e dall’allungamento della giornata. Tordi e cincie hanno altri riti ma anche loro si stanno scegliendo.

In questo mese la natura alza la saracinesca; è finita la pubblicità, inizia un nuovo film che ci terrà incollati all’orto e al giardino per l’intero nuovo anno.

Sarà proprio sul finire del mese che nelle parcelle dell’orto prenderanno posto i semi dei primi ortaggi di stagione. Per prima la bieta, lattuga e cicorie, in pratica tutti gli ortaggi da foglia, poi gradatamente quelli da radice come ravanelli e carote, bisognerà attendere marzo per passare a quelli da frutto come peperoni, pomodori, melanzane, zucchine, cocomeri e meloni. Toccare la terra con le mani in questi primi giorni di sole è straordinario: è friabile quasi cenere trasformata dalle gelate di gennaio.

Con lo spargere dello stallatico pellettato inizia la coltivazione, perfino la signora Maria dopo aver letto libri e manuali sa che per raccogliere buoni raccolti il terreno va fertilizzato almeno venti giorni prima della semina. Sento molto la responsabilità quando attraverso le mie rubriche racconto che è stagione per seminare i ravanelli, penso che mezza Italia mi dà ascolto e lo fa, mi auguro sempre che le sementi non siano scadute altrimenti ne va della mia credibilità! Ho un altri nemici che minacciano il mio racconto: i fagiani che seguono attentamente i lavori della semina soprattutto di fave e piselli. Una volta individuata la fila sottraggono i semi uno ad uno e saremo ancora una volta incolpati io e il venditore dei semi!

L’Italia ortolana ritrova l’interesse per la natura, prende le distanze dalle beghe quotidiane della politica, spegne il televisore e abbranca il rastrello.

Se sarà così la natura continuerà a sorriderci, diversamente sarà il sogno di un vecchio e appassionato giardiniere di fine ottocento.

LA PIANTA VEDETTE: Il Corylus avellana

Come pianta ornamentale lascia desiderare, ma d’altronde il suo compito è produrre le squisite nocciole per torrone e la nota crema dolce piemontese. Tuttavia c’è un momento dell’anno a febbraio, quando la natura è ancora addormentata che il Corylus avellana, primo a svegliarsi, avvia una nuova stagione di fioriture. L’arbusto cresce in qualsiasi tipo di terreno in pieno sole. La pianta è pollonifera pertanto una volta individuato i rami portanti i polloni vanno mantenuti tolti anno dopo anno, per ottenere una pianta rigogliosa e produttiva. E’ preferibile la coltivazione a cespuglio una forma che la pianta predilige.