Quanto vale il tuo tempo?

Nulla che cambia il mondo in meglio o in peggio, lo fa senza un prezzo da pagare.(Sofocle)

 

di Silvano Ventura – direzione@viveresostenibile.net

Sono immerso nella descrizione travolgente, di un mare agitato che si infrange sui bianchi scogli ai piedi di un faro che svetta da una piccola isola croata nel basso adriatico, al largo della Puglia. Il mio coinvolgimento è accentuato dal fatto che sono seduto sullo sperone naturale di roccia dove, dal limite nord del centro storico di Peschici, il mio sguardo può sfiorare il mare azzurro fino ad incontrare la sagoma scura dell’isola di Pelagosa. L’isola dove, lo scrittore, ha ambientato il libro che stringo tra le mani. Ad un tratto, mi arriva una notifica sullo smartphone… Resisto! Dico a me stesso che sto facendo qualcosa di meglio e di più bello ed importante. Cerco di ritrovare la magia della lettura. La mia mente, urla, scalcia, singhiozza… La tecnologia ha vinto! La mia attenzione è volata via, e famelica come un corvo su una carcassa riversa sull’asfalto, ghermisce il cellulare bramosa di leggere il motivo della notifica arrivata.

Basta una notifica sul nostro cellulare, per farci interrompere ogni altra attività, fin quando non avremo verificato il pericolo. Ed una volta rinforzata questa abitudine, entrare in continuazione nei nostri “profili”, in cerca di novità, diventa una vera ossessione. A rinforzare la nostra dipendenza, è la gratificazione indotta dai “like” di FB, che suggellano i nostri piccoli successi personali.

L’attenzione e il nostro tempo, sono le monete con le quali ripaghiamo il servizio che abbiamo dai social. Diamo loro l’immenso potere di condizionare le nostre scelte, le nostre azioni, i nostri stessi pensieri. Il nostro cervello è progettato per reagire agli stimoli superficiali come i rumori. E’ una memoria atavica, che ci portiamo dentro dai tempi nei quali dovevamo stare attenti a non diventare la cena di una tigre o di un orso. Anche se sono passati millenni, il nostro corpo reagisce ad un rumore e secerne adrenalina come reazione ad un potenziale pericolo; esattamente come succedeva ai nostri avi, quando sentivano un piccolo fruscio che poteva presagire l’attacco di una tigre. La sola presenza del cellulare, come dimostrano ormai molti studi, ci tiene in “allarme” e incide sulla nostra capacità di ascolto, concentrazione e soluzione di problemi complessi. Il cervello, come qualsiasi altro nostro organo, va allenato. Le nuove tecnologie, alle quali deleghiamo anche funzioni umane, fanno perdere plasticità al nostro cervello. Alla lettura, preferiamo la visione di video (sempre più corti), ma è attraverso la lettura, lo studio e l’approfondimento che sviluppiamo senso critico, autonomia di pensiero, intuito, progettualità, capacità di relazione e di confronto con il prossimo. La lettura incoraggia il pensiero profondo e creativo, mentre i social propongono assaggi superficiali e distratti.

Fatica e umiltà sono sparite, ma l’umiltà e la curiosità di capire, sono le molle per imparare e farci crescere. E’ bellissimo avere accesso così facilmente a tutte queste informazioni e mai, prima d’ora, era accaduto nella storia dell’umanità. La tecnologia in ogni sua forma, non è né buona né cattiva, dipende da noi saperla usare, per non regredire in modo distruttivo. Il progresso tecnologico non si ferma.

Possiamo solo cercare di capire meglio e, conseguentemente, cercare di regolare tempi e modi di utilizzo, accettandone la sfida.

Ho letto che l’utente medio, vale intorno ai 6 dollari all’anno per FB. Pensi che l’enorme quantità di tempo che quotidianamente dedichi ai social (oltre 2 e mezza ore al giorno, la media per italiano), la tua capacità cognitiva e di attenzione, le tue scelte, un intero anno della tua vita, valgano solo 6 dollari?

La democrazia ha bisogno di persone che abbiano senso critico, cultura, autonomia di pensiero, capacità di relazione. L’uso becero ed ipertrofico dei social, indebolisce queste capacità, sostituendola con la generalizzazione, il rancore, la paura del prossimo. In questo modo il mondo sta regredendo ed anche noi regrediamo al lato più oscuro di noi stessi. Odiare è molto più facile che capire e negoziare.

Disconnettiamoci!

Almeno qualche ora al giorno. Ed in quelle ore di ritrovata libertà, leggiamo un libro che ci faccia riflettere. O andiamo a trovare un amico “di persona”. O ascoltiamo della buona musica a occhi chiusi, o passeggiamo annusando i profumi della primavera che sta arrivando.

 

Buona lettura del numero di marzo di Vivere Sostenibile.