Percorsi di Pace per i popoli della terra

Il concetto di pace è uno dei più antichi e profondi che esistano. Il termine pace deriva dal latino pax, collegato alla radice sanscrita pag, pak col significato di legare, pattuire, unire. Pace si oppone a guerra, da werre termine germanico che esprime contesa e discordia, il confondere e lo scompigliare tipico del modo di combattere di questi popoli. La pace intesa quindi come assenza di conflitti; ma pace è anche un obiettivo da perseguire a più livelli. A livello istituzionale, la pace è  ricercata con accordi e obiettivi internazionali. Nel 2015 si sono conclusi gli 8 Obiettivi del Millennio (Millenium Development Goals, MDG), promossi dall’ONU e firmati da 191 Capi di Stato di tutto il mondo. In questi anni sono stati raggiunti importanti risultati. Secondo Save the Children, la mortalità infantile si è ridotta del 41%, con 14.000 morti infantili in meno ogni giorno rispetto al 1990, 56 milioni di bambini in più ogni anno vanno a scuola, e si è dimezzato il numero di persone che vivono sotto alla soglia di povertà di 1,25 dollari al giorno. Molto è stato fatto ma sappiamo che ancora molto resta da fare. Quotidianamente siamo bombardati da notizie di attentati, conflitti e lotte armate. Capiamo quindi come pace, sicurezza e sviluppo debbano essere considerati obiettivi concomitanti. Come afferma l’International Council for Local Environmental Initiatives (ICLEI): «La guerra è la minaccia più seria allo sviluppo sostenibile.

La guerra distrugge le risorse sociali, economiche e ambientali che sono disperatamente necessarie per migliorare il benessere dei popoli e la vitalità delle comunità del pianeta». Per questo occorre andare oltre l’assenza di guerra e perseguire la pace attraverso azioni ancora più concrete. «Non esiste pace senza sviluppo, non esiste sviluppo senza pace» sono le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon e questo il compito che propone l’Agenda post-2015: indicare nuovi obiettivi di sviluppo e sostenibilità. Una delle mancanze degli Obiettivi del Millennio è stata quella di essere elaborati senza un sufficiente contributo dei paesi in via di sviluppo. Il percorso verso la pace va costruito insieme. Putting people and planet first, ossia mettere le persone e il pianeta al centro, è la campagna della nuova Agenda post-2015 che intende stimolare cinque grandi trasformazioni: non lasciare nessuno indietro, fare dello sviluppo sostenibile il cuore della strategia, mettere al centro dell’economia l’occupazione, soprattutto giovanile, e la crescita inclusiva, costruire per tutti un mondo di pace, basato su istituzioni efficaci, aperte e trasparenti, fondare un nuovo partenariato globale. Tra le priorità vi sono quella di attuare progressivamente tutti i diritti umani, sradicare la povertà e ridurre le discriminazioni verso i soggetti più deboli. Queste quindi le grandi azioni promosse a livello istituzionale, ma la pace si costruisce anche e soprattutto dal basso. Se andiamo a ricercare la radice del termine pace nelle lingue più antiche, osserviamo che molte di esse hanno in comune il suono “sh”: Shalom è pace in ebraico, Shanti in sanscrito e Heshusha in aramaico, Salâm in arabo dove SiLM è anche la radice della parola Islam e As-Salâm è uno dei nomi di Allah. “Sh” è il suono che tutti ci accomuna, che tutti noi usiamo per richiamare il silenzio, per riportare la calma o consolare un bimbo che piange. “Sh” è il suono della pace interiore. La pace quindi come invito a far tacere le divisioni e i disordini interiori. Con la pace nel cuore può cambiare il nostro atteggiamento nei confronti degli altri e diventiamo capaci di ascolto e di rispetto delle diversità. In questo modo possiamo arrivare a compiere il passo più importante per la pace: il dono gratuito del perdono verso chi ci ha ferito. «Occorre, forse, una rivoluzione di mentalità – diceva don Tonino Bello – per capire che la pace non è un “dato”, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo. La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio. Rifiuta la tentazione del godimento. Non tollera atteggiamenti sedentari.»

L’unico modo di scoprire la pace è forse quello di impegnarsi a sperimentarla quotidianamente nella nostra vita.