O come Orto: coltivare colture, coltivare culture!

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

Sostenibilità a volte può sembrarci un concetto astratto, troppo ideale, lontano dalla realtà. Invece sostenibilità è un’idea molta concreta che si traduce in pratica nelle scelte e nello stile di vita che adottiamo quotidianamente. Uno degli ambiti dove si può sperimentare come la sostenibilità sia davvero pratica è quello agroalimentare. Sappiamo bene quanto sia urgente il bisogno di ripensare il nostro modo di produrre e consumare il cibo. L’attuale sistema agroalimentare ha infatti un impatto considerevole sia sull’ambiente che sulla nostra salute per non parlare delle implicazioni globali sui popoli del nostro pianeta. Si pensi al fenomeno del consumo di suolo, legato all’intensificazione dell’agricoltura: si sottrae terreno fertile per sfruttarlo con monocolture, fertilizzanti, pesticidi e insetticidi. Si arriva così ad alterare lo stato del suolo, le sue funzioni naturali e il terreno che rimane non solo è impoverito, ma anche i suoi prodotti sono sempre più carenti di sostanze nutrienti. Nei paesi poveri questo fenomeno poi ha ricadute davvero devastanti. Secondo Grain.org, in circa 6 anni 35 milioni di ettari di terreno sono stati sottratti ai coltivatori locali dei paesi del Sud del mondo per destinarli a colture che vanno ad arricchire solo gli investitori dei paesi più sviluppati. Alla gravità del consumo di suolo si aggiunge la sua sottrazione a scapito di chi già sta combattendo per la sopravvivenza, questo è il land grabbing! Davanti a questi scenari occorre un cambiamento radicale: una vera e propria transizione agroalimentare! Occorre agire subito per riaffermare la sovranità alimentare ossia il diritto a un  cibo rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. Questo cambiamento può avvenire iniziando con l’accorciare la distanza tra produzione e consumo e collegare le pratiche agricole al destino del territorio e della comunità locale. Ecco dunque il ruolo cruciale degli orti: luoghi dove la produzione del cibo non è destinata alle speculazioni o al massimo profitto, ma a nutrire le persone che se ne prendono cura. Orto deriva da “Hortus”, che nella sua radice contiene il concetto di “recinto”, luogo chiuso. L’orto è quindi principalmente inteso come luogo della sicurezza alimentare e dell’approvvigionamento diretto, il luogo dell’auto-produzione. Ripartiamo quindi dagli orti e riavviciniamoci alla terra, ai suoi ritmi e ai suoi tempi di riposo. Per fare questo le tecniche e i principi della permacultura ci possono essere di grande aiuto! Riscopriamo il valore di un’agricoltura sostenibile, che si prende cura della terra ma anche cura delle persone!

La permacultura sottolinea l’importanza del condividere equamente, ossia di fissare dei limiti al nostro consumo e quindi alla produzione, ma anche di ridistribuire le eccedenze perché nulla in un orto viene scartato, ma tutto è parte di un ciclo. Capiamo quindi perché l’orto allora è pratica di sostenibilità anzi ne è il mezzo per eccellenza! L’orto genera e rigenera, riattiva i cicli naturali del terreno per ottenere colture sane resistenti ed equilibrate. Ma non solo! L’orto rigenera anche le relazioni tra le persone come dimostrano le numerose esperienze di orti didattici, orti comunitari, orti sociali. Gli orti anche come luoghi di integrazione fra generazioni e fra culture diverse, luoghi di scambio e di partecipazione, dove, mettendo in comune le conoscenze e il lavoro delle proprie mani, si arriva ad un raccolto condiviso. Orti sinergici dove è l’unione che fa la forza e il motore del cambiamento è la collaborazione tra le piante come tra le persone! Gli orti quindi ci donano colture, ma al contempo ci insegnano la cultura che il benessere va cercato per l’uomo, per l’ambiente ma anche per tutta la comunità.