N come Network: non solo connessi, ma fare rete!

Le parole della sostenibilità di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

Il concetto di rete, in inglese network, è sempre più diffuso! In realtà, oggi per rete si intende soprattutto internet o i social network, che si rivelano un fenomeno in crescente ascesa. Cresce infatti la possibilità di essere connessi 24 ore su 24: passata dal 42% del 2008 all’attuale 81%. Dalla sua nascita, nel 1991, ad oggi Internet ha cambiato profondamente il nostro modo di comunicare, di acquistare, di viaggiare… di vivere! Grazie al web, le persone hanno smesso di essere spettatori passivi di messaggi preconfezionati ed esprimono sempre più liberamente la propria opinione, a volte forse un po’ troppo!  In ogni caso, con internet sono nate nuove professioni come i blogger, i moderatori di forum, i recensori di prodotti, negozi, locali e viaggi. Di recente sono emersi anche nuovi modelli di processi partecipativi, come il Crowdsourcing o il Crowdfunding. Attraverso queste realtà è possibile unire gli sforzi, sostenere e finanziare dal basso le più svariate iniziative: idee innovative, progetti, ma anche creare vere e proprie imprese. La rete virtuale ha quindi un grandissimo potere, ma emergono anche alcuni limiti di cui tenere conto. Accanto alla semplificazione e all’accesso facilitato alle informazioni, è aumentata la mole, la complessità e quindi il tempo di gestione e selezione delle informazioni.  A questo si aggiunge la contraddizione che l’estrema libertà di navigare e di accesso a tutti contenuti è vincolata all’obbligo di essere sempre connessi con la community virtuale. Queste complessità e contraddizioni si stanno manifestando soprattutto nelle nuove generazioni: i giovani che non hanno scelto, ma che si ritrovano a crescere online. La realtà degli adolescenti è descritta nell’ultimo rapporto della Società di Pediatria (Sip), da cui emerge che l’81% dei ragazzini fra gli 11 e i 14 anni è utente di Whatsapp, il 75% ha un profilo su Facebook e il 93% fa uso di internet dallo smartphone. “Generazione I like” sono chiamati, dove ciò che conta è essere “popolari” e totalizzare più “I like” (mi piace) sulla propria bacheca. Accanto alla facilità di socializzazione, sono quindi in aumento fragilità ed insicurezze. Nei giovani che utilizzano più di 3 social si riscontrano comportamenti a rischio, come il gioco d’azzardo, la dipendenza e la scarsa autostima. Emerge quindi che non basta una rete virtuale per costruire il futuro, ma occorre fare rete per costruire relazioni vere! In ecologia, rete significa sistema di collegamento e di interscambio tra aree ed elementi naturali isolati. Fare rete quindi per creare e rafforzare un sistema di interconnessioni solido, affidabile, resiliente! Perché la forza di una rete non è nell’omologazione, ma nell’avere cura della diversità. Utilizziamo allora la rete per ciò che è: un valido strumento nelle nostre mani. Ricordiamoci però che la direzione verso cui andare non è data dalla rete, ma dobbiamo sceglierla noi, insieme.

 

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