Meno €uro, più Liberi

Impariamo un linguaggio nuovo per parlare di economia, in modo diverso e rivoluzionario. Non per la ricerca del profitto ad ogni costo, ma per la condivisione del benessere, della gioia di essere “qui, adesso”!

di Silvano Ventura – direzione@viveresostenibile.net

Children're giving each other easter eggsIl denaro, come l’acqua di un torrente, si infila in ogni anfratto della nostra vita, condizionando i nostri comportamenti, ma ancora peggio, i nostri stati d’animo. Se vogliamo creare un’economia che risponda realmente ai nostri bisogni, un’economia giusta, solidale, che valorizzi i territori e re-investa ricchezza nelle comunità è necessario rompere lo schema dominante, tanto rassicurante quanto assurdo: desidera, lavora, consuma, crepa!

Possiamo impegnarci personalmente a costruire un nuovo modello di sviluppo locale, alternativo a quello costruito su avidità, egoismo, competizione e individualismo, anche grazie all’uso delle monete complementari.

L’idea è quella di utilizzare meno l’euro, che è creato da un’azienda privata (la BCE di proprietà delle fondazioni bancarie europee) e distribuito a debito agli Stati, a tutte le imprese e ai cittadini. Non si tratta di un’idea romantica o moralista, ma la realizzazione personale di un vero modello economico e di vita “alternativo” e “consapevole”. Tocca ad ognuno di noi cambiare!

Come fare? Ecco qualche spunto, non certo esaustivo, di economia della condivisione e del buon senso. Per prima cosa, desiderare meno cose, facendo scelte consapevoli e distinguendo tra quelli che sono reali bisogni e quelli che non sono altro che “voglie” che ci vengono indotte. Secondo: accumulare denaro, non ha senso. Il denaro è uno strumento, non un fine. Tanto più se per arricchirci, investiamo tutto il nostro tempo migliore. Nella mia vita professionale, ho incontrato tante persone di ogni ceto sociale. Il rimpianto che tutti avevano, non era mai per il denaro non guadagnato, ma sempre per il tempo non passato con le persone amate! Tempo ed energie e affetti che nessuna cifra potrà più comprare.  Che senso ha cedere la propria esistenza a ore, per pagare le rate della televisione 64 pollici e dello smartphone ultimo modello?

Impariamo a condividere beni, strumenti e attrezzature. Cosa conto di più possedere una barca vela o condividerne l’uso con un gruppo di amici? Avere un’auto ferma in garage, o poterla usare quando occorre? Condividere è spesso più economico e sempre più divertente!

Togliamo un po’ di tempo al lavoro e dedichiamolo ad autoprodurre, meglio ancora se in compagnia, qualcosa di ciò che mangiamo o degli oggetti che utilizziamo. Che gran soddisfazione gustare i pomodori del nostro orto e la marmellata fatta con le more raccolte in estate!

Ridiamo forza all’economia locale, comprando il più possibile a km 0, da produttori locali o aziende commerciali del territorio o iscrivendoci a un G.A.S. I “non luoghi” rappresentati dai grandi centri commerciali, così come le grandi multinazionali proprietarie di piattaforme di e-commerce, rastrellano ricchezza dai territori per concentrarla nelle mani di pochi, in un circolo vizioso che fa aumentare sempre più le disparità economiche e le crisi sociali conseguenti.

Se abbiamo un’impresa, aderiamo ad un circuito di monete complementari (come il Liberex.net nella nostra regione). Niente denaro a debito o algoritmi finanziari, ma un sistema di mutuo credito basato sulla fiducia reciproca e la relazione tra le aziende.

 

Facciamo la cosa giusta, diventando portatori di un nuovo paradigma economico e testimoniando, con la nostra attività, il nostro impegno ambientale e sociale, basato sulle relazioni.
Un sistema di diritti, ma anche di responsabilità e di doveri.