L’umanizzazione della medicina e la sostenibilità della cura

Intervista di Laura Sbruzzi

Gioacchino Pagliaro, Psicologo Psicoterapeuta, ha sviluppato la sua vita professionale nel Servizio Sanitario Nazionale; lavorando all’interno di Ospedali, ha vissuto da vicino il grande cambiamento in corso nella cultura sanitaria ed è Componente dell’Osservatorio Medicine Non Convenzionali della Regione Emilia-Romagna.

 

L.S.: Dottor Pagliaro, si è passati dal parlare di “medicina alternativa” a “medicina complementare” per arrivare a “medicina integrata”. Ciò comprende non solamente l’utilizzo di rimedi e metodi, ma anche di concetti che fino poco tempo fa erano quasi rifiutati dalla comunità medico scientifica occidentale. Quale è stato il suo percorso personale e professionale al riguardo fino ad arrivare ad essere Componente dell’Osservatorio Medicine Non Convenzionali? Come è arrivato all’introduzione della meditazione in campo oncologico?

G.P.: Come è noto, il linguaggio muta con il mutare dei tempi. In anni passati, con “Medicina Alternativa” si intendeva una Medicina in dura contrapposizione con quella Ufficiale, ritenuta espressione del potere. Erano infatti anni con forti connotazioni politiche, culturali e sociali in cui il confronto era sostituito da aspre contrapposizioni. Il rapporto Medicina/ Potere, ben descritto dal grande medico G. A. Maccacaro, indicava un connubio che finiva per allontanare tutti quei medici che non accettavano un asservimento della loro disciplina a una certa modalità di esercitare la professione. Per questo e per una visione eccessivamente meccanicistica della malattia e della cura, molti medici si sono avvicinati alle Medicine Orientali, alla Fitoterapia, alla Omeopatia. Oggi parlare di Medicina Alternativa non ha più senso, in quanto la Medicina attraverso la ricerca scientifica ha fatto progressi e vede sé stessa come una disciplina e un’arte aperta a una grande varietà di opportunità terapeutiche, capaci di agire in modo sinergico.
L’evoluzione della ricerca scientifica, orientata anche verso le cosiddette Medicine e Pratiche non Convenzionali (tutte le pratiche terapeutiche provenienti dalle medicine orientali o da altre forme di medicina occidentale come: Fitoterapia, Omeopatia, Omotossicologia, Medicina Antroposofica…) ne ha dimostrato, almeno per quelle esaminate, l’efficacia nel potenziare l’effetto della cura o nel trattare la sintomatologia collaterale. In questo senso, il termine Medicina Integrata risulta più soddisfacente; indica infatti interventi che completano e arricchiscono la cura, ma struttura anche l’idea di una Medicina intesa come un Unicum.

Mi sono interessato alla creazione di una visione olistica della cura, della salute e della malattia da subito dopo la laurea.

Come molti, ho sentito l’esigenza di uscire da quella frammentazione disciplinare legata a una visione meccanicistica dell’uomo che, pur utile e necessaria per trattare molte tipologie di malattia, dimostra i suoi limiti quando utilizzata impropriamente in tutte le patologie. Ecco come è nato in me, inizialmente, l’interesse, per la Medicina Tradizione Cinese. In quanto Psicologo Psicoterapeuta, poi, scoprendo la Medicina Tibetana, centrata sulla Mente e sui processi mentali, ho iniziato un percorso triennale sulle pratiche spirituali e bio-energetiche, tenuto da un importante medico tibetano, consolidando poi questo interesse, alla luce delle evidenze scientifiche emerse, in 27 anni di applicazione della meditazione in ambito Psicologico-Clinico come complemento alla psicoterapia o al trattamento medico.
La fortuna di essermi confrontato con grandi studiosi e clinici come C. O. Simonton, Medico, Radioterapista, Oncologo e creatore del metodo Simonton (importante pratica meditativa e psicologica da lui elaborata per intervenire in ambito oncologico), e con H. Benson, medico cardiologo già Direttore all’Harvard Medical School, teorico delle pratiche Mente-Corpo in Medicina ed in Psicologia, mi ha permesso di consolidare una visione olistica di tipo scientifico.
L’aver introdotto per primo nel Servizio Sanitario Nazionale la meditazione mi ha permesso di attirare l’attenzione di medici, psicoterapeuti e psicologi su questa pratica e di utilizzarla non solo a scopo clinico terapeutico, ma anche nell’ambito del benessere nei luoghi di lavoro. L’attenzione dell’Azienda USL di Bologna verso il benessere dei propri professionisti, dal 2004 ha permesso l’attivazione di specifici corsi di meditazione e di alcune pratiche Mente-Corpo per consentire a tutti i Professionisti Sanitari di apprendere delle metodiche per la gestione dello stress, ma soprattutto per mantenere il proprio benessere. L’aver sviluppato queste esperienze sulle pratiche Mente-Corpo, ha contribuito al mio inserimento in una struttura così prestigiosa come nell’Osservatorio sulle Medicine non Convenzionali della Regione Emilia Romagna.
Nel 2003, per merito dei consigli di Simonton, ma soprattutto per il lungo confronto con H. Benson, ho creato il metodo ArmoniosaMente: un metodo di informazione e di educazione per il paziente oncologico in trattamento basato sulla meditazione, sul supporto psicologico, sulla informazione medica sul percorso di cura e sul corretto regime alimentare e motorio. È’ applicato oggi in alcune Oncologie Italiane, o viene proposto nel privato da medici e psicologi opportunamente formati. In Emilia Romagna è utilizzato nel Dipartimento Oncologico dell’AUSL di Bologna e nell’AOU S. Orsola; nella nostra regione i medici coinvolti nei PDTA Oncologici contribuiscono con passione ed entusiasmo al successo di ArmoniosaMente; ma è utile evidenziare l’alto livello di gradimento espresso dai pazienti oncologici.

L.S.: La locandina del convegno dello scorso 30 marzo recita: “Umanizzare le cure, promuovere la guarigione”: un concetto che rimanda a un medico che considera la persona in cura nella sua interezza, ma anche a una responsabilizzazione della persona come attore principale della propria guarigione. Quale importanza ha per lei il dialogo con il paziente e in che modo considera il rapporto medico-persona in cura?

G.P.: La medicina ha fatto dei progressi enormi e molti altri sono all’orizzonte. Oggi godiamo di una tecnologia sanitaria, di farmaci salvavita, di medici, psicologi, infermieri e di tanti altri dirigenti e professionisti sanitari, dotati di grandi competenze cliniche e terapeutiche, che rendono il Servizio Sanitario Nazionale uno tra i migliori al mondo. A questo successo ha contribuito molto il nostro Servizio Sanitario regionale, che con i suoi Professionisti Sanitari ha saputo unire l’aggiornamento continuo sulle competenze diagnostiche e di cura ad una attenzione ai bisogni dei pazienti.
Abbiamo però anche capito che la gamma dei bisogni dei pazienti e dei loro famigliari è molto più ampia di quella che eravamo abituati a trattare. Bisogni che la Medicina Ippocratica, Medicina Olistica per definizione, considerava come basilari, in quanto riteneva l’uomo non come un’entità separata, ma come un’entità inseparabile dalla Natura che lo nutre, lo rende sano e lo aiuta a guarire.

Oggi in Sanità abbiamo bisogno di questa visione dell’uomo, inteso non più solo come organismo, ma come unità Mente, Corpo, Energia che necessita di interventi su questi tre livelli. La Psicologia, per sua natura olistica, è sicuramente la disciplina particolarmente utile a consolidare questa visione.

La relazione di cura che include la dimensione relazionale, il livello organico, mentale, energetico-spirituale rappresenta oggi la chiave di volta per umanizzare le cure, e rendere il paziente un protagonista attivo del ristabilimento della propria salute. Il dialogo è parte della terapia; alcune cure e metodiche delle Medicine Complementari rendono le terapie mediche più efficaci e attivano costruttivamente il paziente verso la guarigione. Tutto ciò oggi è ampiamente supportato dalla letteratura scientifica. Dobbiamo quindi cominciare a ridare ai medici e ai professionisti sanitari il tempo per il dialogo con il paziente, in quanto sapere entrare nella sofferenza, sapervi stare e saperla gestire nonché infondere fiducia nelle cure è fondamentale per l’umanizzazione e per la guarigione.

C’è bisogno di investire in salute, e quindi c’è bisogno di risorse.

Oggi più che mai, la scarsità del personale e l’invecchiamento dei professionisti operativi rendono necessarie nuove assunzioni e il tempo necessario per un ricambio adeguato e all’altezza delle esigenze.

L.S.: Intenzione di guarigione, correlazione mente-corpo… Quanto conta l’atteggiamento e quanto contano le convinzioni della persona in cura?

G.P.: L’Intenzione di Guarigione è un concetto elaborato da quanti si riconoscono nel paradigma della Scienza nella Coscienza proposto dal fisico americano Amit Goswami, ora diffuso in tutto il mondo, che con questo nuovo paradigma collega alcuni principi di Fisica Quantistica alle Scienze Umane. Secondo la Fisica dell’Entanglement, l’uomo non è più solo una comunità di oltre 40.000 miliardi di cellule, ma, a livello sub-atomico, è energia dotata di campi elettromagnetici, frequenze, biofotoni, legati in modo inscindibile ad un tipo particolare d’Informazione e di Consapevolezza che è proprio del Campo Energetico Unificato (il CEU sta ad indicare la realtà sub-atomica che sottende ogni cosa).
Questo tipo di energia rappresenta l’elemento di novità, in quanto non è disgiunta da quella delle nostre emozioni. Per produrre un effetto benefico sull’organismo si può intervenire nel Campo Energetico Unificato con il potenziamento delle emozioni positive (calma serenità…), che, come è noto, generano nei nostri organi, sistemi ed apparati stati di coerenza, dai quali dipende il nostro benessere e la nostra salute.
Già la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), ha dimostrato da decenni come le emozioni influiscono sull’organismo e sui processi di cura e di guarigione. Fin dagli anni ‘90 il biologo B. Lipton aveva spiegato questo processo, destando scalpore e perplessità. Le critiche che gli venivano mosse sono state ora scalzate da moltissime ricerche che dimostrano come gli atteggiamenti mentali, ma anche i nostri sistemi di credenze possano agire sulle nostre cellule, sul corpo e sulla salute. Lo psicoterapeuta svolge con il suo paziente un’importante azione di ristrutturazione epistemologica; aiutando il paziente a modificare le sue convinzioni ed il suo sistema di credenze, lo aiuta a modificare la propria biologia.

Nelle cure mediche la modificazione degli atteggiamenti e delle convinzioni errate nel paziente, è fondamentale per la riuscita della cura e per amplificarne i benefici.

Attivismo Quantico Europeo, Associazione Scientifica Indipendente no profit, emanazione europea del Center for Quantum Activism (USA) fondato dal Prof Amit Goswami, svolge ricerca su queste importanti tematiche e forma i Professionisti Sanitari attraverso Corsi e Convegni di caratura internazionale. (www.attivismoquanticoeuropeo.it)

L.S.: Arpa terapia e non solo… Creare benessere attorno al paziente è importante in una visione olistica del “prendersi cura” dell’intera persona e non già del “curare” un sintomo. Quali sono ad oggi gli atteggiamenti della comunità scientifica verso questo approccio?

G.P.: Qualcuno ancora oggi sorride quando si parla di effetti terapeutici del suono o della luce, eppure la letteratura scientifica dimostra che esistono suoni capaci di agire sulle cellule e sul DNA. L’arpa terapia (particolari suoni prodotti da questo strumento arrivano alle frequenze dei nostri organi e delle nostre emozioni), è ritenuta un utile complemento in molte cure mediche per il trattamento di patologie organiche anche gravi.  Un progetto partito un decennio fa vede nella stragrande maggioranza degli ospedali in USA la presenza di un Arpa terapeuta che, con specifici brani interviene a complemento dei trattamenti medici e psicologici. In Italia abbiamo condotto questa esperienza con un gruppo di pazienti oncologiche presso la UOC di Psicologia Ospedaliera del nostro Dipartimento Oncologico.

L.S.: Per concludere, quale futuro auspica per la comunità medico scientifica in Italia nell’interesse delle persone prese in cura?

G.P.: Auspico per la comunità Medico Scientifica e per tutti gli altri Professionisti Sanitari un’integrazione tra le migliori cure farmacologiche/chirurgiche e quelle derivanti dalle Medicine non Convenzionali e dalle pratiche Mente Corpo, e un addestramento di tutti i professionisti sanitari all’uso della Consapevolezza e dell’Intenzionalità di Guarigione alla luce delle teorie dell’Entanglement. Un passaggio fondamentale in questa direzione spetterà alle Università, che hanno il mandato di formare i professionisti sanitari e che già da alcuni anni stanno organizzando dei Master su queste importanti tematiche. In molti in tutto il mondo occidentale siamo convinti che questa sarà la Medicina del futuro.

 

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