Le Parole della Sostenibilità… F come Futuro e Figli

di Francesca Cappellaro, ricercatrice in Transizione sostenibile ed economia circolare

“Non abbiamo ereditato la Terra dai nostri antenati; l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”. Questo antico proverbio Lakota traduce in modo molto sintetico cosa significa sostenibilità. Sostenibilità è soprattutto avere a cuore le generazioni future, avere uno sguardo che va oltre il presente per proiettarsi sul domani. Quale futuro quindi per i nostri figli? Gli scenari che si prospettano purtroppo non sono di certo rosei. Cambiamento climatico e riscaldamento globale prevedono in maniera sempre più frequente il verificarsi di periodi di siccità, alluvioni, ondate di calore e incendi boschivi. Tutto questo con ricadute negative sulle risorse naturali che si profilano sempre più scarse, se non addirittura in via di esaurimento. La popolazione continua a crescere e ad invecchiare. L’Onu stima che nell’anno 2040 sul nostro pianeta ci saranno circa 9 miliardi di abitanti. Questa tendenza alla crescita si scontra con la finitezza delle risorse, col verificarsi del picco del petrolio, con la perdita di suolo coltivabile e con l’aumento delle povertà. L’attuale modello su cui si basa la nostra società è in crisi e il pianeta che stiamo lasciando ai nostri figli è sempre più popolato di problemi ed emergenze.  Ma proprio perché questo modello è in crisi, i problemi possono diventare sfide attraverso le quali rinnovarsi e muoversi verso un futuro migliore. Quello che occorre è un cambiamento nel nostro stile di vita. Un vero cambiamento che superi l’eccessivo consumismo e lo spreco di risorse che caratterizza il nostro modo di vivere. Non è più possibile che quasi un milione di persone nel mondo soffra la fame e al contempo si produca cibo per 12 miliardi di persone. Lo scandalo dello spreco, che in Italia vede un terzo del cibo buttato nei rifiuti, va fermato! Non è più concepibile uno stile di vita che ogni anno consuma sempre più risorse di quelle che abbiamo a disposizione a livello mondiale.

Secondo i dati di Global Footprint Network, il 1 agosto è stato l’Overshoot Day del 2018, ossia il giorno in cui l’umanità ha esaurito il suo budget ecologico annuale. Siamo oltre il limite: ci vorrebbero almeno 2 pianeti per sostenere tutti i nostri consumi. Ma c’è un paradosso: tutta questa eccedenza di beni e spreco di risorse non ci sta portando a vivere meglio. Siamo sempre più stressati, senza tempo da dedicare a chi amiamo, viviamo in città sempre più inquinate, circondati da oggetti e prodotti insalubri. Occorre uscire da questa spirale che non ha più come punto di riferimento né l’uomo, né il pianeta! Ma da dove partire? Si può ripartire, riscoprendo lo sguardo dei bambini che va all’essenza delle cose.

C’è un manifesto scritto nel 2003 da Gianfranco Zavalloni, pedagogista scomparso nel 2012, che si chiama “I diritti naturali dei bambini”. Questo manifesto ci invita a superare gli eccessi della società del benessere e a vivere con un altro passo, “con lentezza”.

Lasciamoci ispirare dalla Pedagogia della lumaca provando a rallentare e usare la creatività: anche le difficoltà e gli imprevisti ci sembreranno diversi. L’invito è a sporcarci le mani, ad ascoltare e ad essere ascoltati, a tornare a lavorare con le mani, ad annusare il mondo attorno a noi, a riappropriarci delle strade, ad arrampicarci sugli alberi, a godere del soffio del vento, del canto degli uccelli, del gorgogliare dell’acqua. Ammirando tutte le sfumature sarà possibile un nuovo inizio verso un futuro davvero dei nostri figli.