Le parole della sostenibilità: C… Costruire Comunità

di Francesca Cappellaro, ricercatrice di Ingegneria della Transizione

Nel cammino verso la sostenibilità è importante non solo “cosa” facciamo, ma anche e soprattutto “come”. Cosa sarebbero infatti le azioni senza le persone che sperimentano, che si impegnano e che fanno rete? Esperienze come i gruppi d’acquisto solidale (GAS), le feste del baratto, gli orti condivisi, il pedibus non sarebbero possibili senza il supporto di una comunità alla base. E’ la comunità che dà l’energia per sperimentare idee innovative. E’ la comunità che produce lo slancio per partire con iniziative inconsuete di decrescita. E quindi è la comunità che dona la forza di cambiare! La parola “comunità” ha nella sua accezione latina il significato multiplo di relazione tra gli uomini, cum, e di munus che significa sia obbligo che dono da dare, quasi un debito. Quindi le persone di una comunità condividono “l’obbligo” e al contempo “il debito” di donare, di condividere. Ed è proprio nella logica del dono che la comunità si sostiene, diventa sostenibile! Perché da soli davvero è tutto più difficile! Dice un proverbio africano: “Per andare veloce, andate da soli. Per andare lontano, andate insieme”.  Uno dei punti cardine per vivere la sostenibilità in maniera concreta e felice è quindi quello di crescere nelle relazioni. La comunità è così il fondamento su cui costruire un mondo sostenibile ed è per questo che alla base di tante iniziative c’è l’impegno a costruire la comunità. Nel campo della ricerca stanno nascendo le Knowledge Community, comunità dove si condividono le conoscenze in un determinato campo. Perché si è capito che condividendo le idee, non ci si impoverisce ma anzi ci si arricchisce! Altri esempi di progetti di Community-Building  sono il car-sharing o il co-housing, dove l’idea di base è quella di condividere alcuni beni e spazi comuni, riducendo i costi di gestione di alcuni servizi e guadagnandoci in solidarietà! Se da un lato poi crescono le comunità virtuali, si avverte sempre più la necessità di riconnettersi a una comunità reale. La ricostruzione di relazioni di buon vicinato è un fenomeno  in crescita. Si pensi ad esempio alle Social Street, oppure a Strade in Transizione, tutti progetti che mirano a ricreare contesti e spazi comuni dove alla base ci sono le relazioni e la sperimentazione di un modo di vivere più condiviso. Dare vita a nuove comunità è un invito quindi a non chiudersi, ma a includere tutti, anche coloro che riteniamo più lontani e diversi da noi. La diversità è infatti la ricchezza di una comunità, che, come in natura, è fatta dalle persone che non abbiamo scelto, ma dalle quali in qualche modo dipendiamo! Con i nostri vicini ad esempio condividiamo gli stessi spazi e le stesse necessità: fare la spesa, recarsi al lavoro, portare a scuola i bambini, andare a fare una visita… Torniamo quindi a parlare con i nostri vicini, sosteniamo i gruppi locali d’acquisto, prendiamoci cura e reinventiamo i luoghi in cui viviamo, le strade, i quartieri, le città!  Superando l’approccio ristretto ed individualista, si può davvero ricreare un tessuto sociale. E in questi nuovi modi e spazi di solidarietà sono racchiusi i semi del vero cambiamento, verso la sostenibilità!