Le cose da imitare: una grande azienda di birra torna al vuoto a rendere. Un gesto che speriamo tanti altri seguano

di Maddalena Nardi

In questa calda estate se andrete in un bar o ristorante, potrete scegliere la birra sarda per eccellenza (anche se ormai è di proprietà straniera da anni), in versione green a tutti gli effetti: “Vuoto a buon rendere” è il nome del progetto con cui Ichnusa rilancia il formato del vuoto a rendere sull’isola. In passato era consuetudine. Quella del vuoto a rendere è infatti una pratica antica, una vecchia usanza che consisteva nel lasciare un deposito di poche lire al negoziante e di riottenere la “cauzione” alla riconsegna delle bottiglie di vetro, una volta utilizzate. Che contenessero latte, birra, acqua o vino poco importava; la procedura era la stessa per qualsiasi prodotto e le bottiglie venivano riutilizzate anche per vent’anni. A partire dagli anni ‘60 però, questa pratica virtuosa è andata a perdersi in Italia, dove le bottiglie riutilizzabili sono andate via via sostituite dal cosiddetto “vuoto a perdere”, ovvero usa-e-getta.

Ma oggi una grande birra ripropone il vuoto a rendere come gesto di consapevolezza ambientale. Il tappo di questa versione green della birra sarda da rosso diventa verde, e così anche parte dell’etichetta, con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione del consumatore sul formato più sostenibile attualmente sul mercato. La nuova bottiglia continuerà a essere prodotta nei tre formati storici: lo 0,20, lo 0,33 e lo 0,66 cl.
Come attesta la CF 27/18 di Certiquality, col vuoto a buon rendere di Ichnusa si riducono di oltre 1/3 le emissioni di gas a effetto serra, e si ottiene una sostanziale riduzione di consumo energetico. I benefici ambientali connessi al “riuso” delle bottiglie in vetro sono pertanto molteplici, e cominciano da quelli legati alla produzione e al trasporto di vetro: il vuoto a rendere riduce il numero di bottiglie di vetro da portare in Sardegna, smaltire, differenziare e riportare sulla penisola. Senza dimenticare i benefici più tangibili ed evidenti per la comunità: ogni bottiglia restituita, è una bottiglia che non viene lasciata per strada, in spiaggia, in un parco. Perché in fondo, come cita il claim stesso dell’etichetta, “ogni bottiglia restituita è il primo gesto di rispetto per la nostra isola”.

E nuove idee di questo tipo generano lavoro. “Questo importante investimento sulla nuova linea rappresenta per il Birrificio di Assemini non solo un’ulteriore tappa nel percorso di crescita intrapreso, ma anche un’opportunità – spiega Matteo Borocci, Direttore del Birrificio – Il reparto del confezionamento rappresenta, nel nostro birrificio, il reparto con il più alto numero di operatori. L’investimento con la nuova linea per rilanciare il vuoto a rendere favorirà nuove assunzioni, registrando un incremento tra il 10 e 15% dell’intera forza lavoro del birrificio.”

 

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