G come GREEN: più verdi, più guadagni!

di Francesca Cappellaro, ricercatrice in Transizione sostenibile ed economia circolare

La sensibilità ambientale, sempre più diffusa anche con il termine inglese “green”, è un fenomeno in crescita. Non coinvolge solo gli “ambientalisti”, ma sta contagiando imprese e mercati al punto tale che l’idea di Green Economy si sta affermando come unico modello possibile per il rilancio della nostra società. Nel 2011, la Commissione Europea ha definito come green economy: “ l’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta”. A conferma di ciò, l’ultimo Dossier di Coldiretti, “Lavorare e vivere green in Italia”, riporta che nel 2013 gli acquisti alimentari “green” hanno raggiunto il fatturato record di quasi 20 miliardi con un aumento del 65% rispetto all’inizio della crisi nel 2007. uProdotti ecologici, cibo biologico, locale, a chilometro zero e prodotti sfusi senza imballaggi stanno portando alla creazione di una nuova economia e nuovi posti di lavoro. E’ quindi possibile che gli interessi ambientali siano coniugati con quelli commerciali e grazie al Green Marketing ecologia e mercati possono davvero  essere compatibili tra loro! Vi sono però, come sostiene Terrachoice, società di marketing ambientale canadese,  7 vizi da evitare per far sì che il green non si trasformi in greenwashing. Il termine greenwashing si ispira all’espressione “whitewashing”, che significa tingere di bianco, nel senso di occultare, nascondere. Greenwashing quindi come tingere di verde, fornendo informazioni ingannevoli per nascondere comportamenti scorretti verso l’ambiente e rendere un prodotto falsamente “green”.  Un esempio è il concetto di “prodotto amico dell’ambiente” che non si fonda su basi scientifiche. Altro inganno è l’uso di immagini e colori che richiamano all’ambiente senza un reale riscontro nelle caratteristiche ambientali del prodotto. Un prodotto davvero green, viene studiato come tale fin dalla sua nascita in fase di progettazione. Il green design, o ecodesign, si fonda su criteri atti a ridurre se non addirittura a prevenire gli impatti ambientali del prodotto. E’ bene ricordare che gli impatti di un prodotto si generano non solo nella fase produttiva, ma lungo tutto il ciclo di vita. Sono quindi determinanti la scelta delle risorse e delle materie prime che compongono il prodotto, l’energia impiegata nelle fasi produttive, poi i mezzi di trasporto e la rete di distribuzione, i consumi associati alla fase d’uso e infine il fine vita ossia la gestione del prodotto quando diventa un rifiuto. I prodotti green sono prodotti che puntano a ridurre gli sprechi in tutte queste fasi, privilegiando materiali ecoinnovativi, tecnologie green e processi basati sull’uso efficiente delle risorse e dell’energia. In questo modo contribuiscono ad evitare la formazione di sostanze inquinanti, riducono le emissioni e la produzione di rifiuti. Come consumatori dobbiamo essere consapevoli che con i nostri acquisti possiamo sostenere un’economia e un lavoro che può essere un volano per la sostenibilità. Impegniamoci quindi a sostenere prodotti davvero “green”, prodotti eco-progettati in un’ottica di ciclo di vita, con informazioni affidabili che siano garanzia di una vera qualità ambientale. Esempi d’eccellenza sono i marchi come il biologico, etichette ambientali certificate dalle norme ISO 14020 come l’Ecolabel europeo o da organizzazioni internazionali come FairTrade per il commercio equosolidale o FSC per la gestione sostenibile delle risorse forestali . Ma non basta! Per promuovere una vera economia green, occorre ricreare il legame profondo tra consumatore e produttore, tra luogo di consumo e luogo di produzione. E i GAS, gruppi d’acquisto solidali, (www.retegas.org) sono precursori in questo! Scegliere l’ambiente come fattore di rilancio dell’economia e della società genera così circuiti virtuosi che promuovono la coesione sociale, il legame col territorio, la salvaguardia delle tradizioni e della biodiversità delle zone d’origine. Ed è proprio vero che ad essere green ci guadagna l’economia, ma anche la società e l’ambiente!