Decimo principio: usa e valorizza le diversità

Dialoghi sui principi della Permacultura in ambito sociale e personale

A cura di Massimo Giorgini e Giovanni Santandrea

“La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza.”
GREGORY BATESON

 

Secondo l’interpretazione della Permacultura classica, questo decimo principio ci ricorda come la diversità delle strutture viventi, e non solo di quelle viventi, rappresenta l’equilibrio dinamico di un sistema complesso, che a volte può perfino apparire contraddittorio e incoerente. Ma in realtà è proprio la diversità che assicura a tutte le forme viventi un’opportunità di rigenerazione ed evoluzione. L’etimologia della parola diverso (dal lat. divèrsus) indica voltato in altra parte, opposto, contrario. Ma la sua componente vèrtere implica il significato di mutare, cangiare, trasformare. E l’evoluzione si manifesta attraverso un cambiamento verso un’altra direzione. Per comunicare con un’immagine il concetto, in permacultura si usa il proverbio: “Non mettere tutte le uova in una sola cesta”.

[G] Riprendiamo i nostri dialoghi dal decimo principio che la permacultura ci propone. Sono molto felice di affrontare questo tema. In chiave personale e sociale questo principio risulta tanto chiaro e intuitivo per la mente, quanto difficile e impegnativo da vivere nella quotidianità per le contraddizioni e le energie emotive contrastanti che si mettono in gioco. La diversità, le differenti voci interiori sono presenti nel profondo di noi. Le diversità, le opinioni, i valori, i modi di affrontare la vita, sono presenti in ogni gruppo umano. Ma sappiamo bene quanto la diversità ci spaventi, provochi emozioni di rifiuto e negazione. La diversità protegge bene il suo tesoro, e solo attraverso un processo di conoscenza e armonizzazione le tante voci diverse possono restituirci il loro vero valore.

[M] In effetti alla base di questo principio c’è una considerazione molto semplice. Gli elementi di un sistema non sono tutti uguali. E’ un bene o un male? Certamente elementi differenti sono portatori di comportamenti e caratteristiche differenti, e in un gioco di squadra questa è una cosa molto positiva. Poi, come ci insegnano gli sport di squadra, non bastano le qualità dei singoli giocatori. La squadra sarà vincente se l’allenatore sarà capace di valorizzare e organizzare i talenti dei singoli giocatori in schemi di gioco che aggiungano la forza del collettivo: in questo senso è un principio fortemente collegato all’ottavo (Integra invece che separare).

Nei gruppi riuscire a tenere insieme persone con caratteristiche molto diverse può essere più complesso e richiede un’attenzione ed una cura particolare nella facilitazione.   Infatti, in un gruppo del genere non è facile dare a tutti lo spazio per esprimersi, valorizzare appieno le diversità ed integrare tutti i membri del gruppo.  Tuttavia questo supplemento di energia investita ci può ritornare amplificato grazie alla ricchezza della diversità: una ricchezza che si concretizza in una maggiore flessibilità, resilienza, sostenibilità, energia.

[G] E’ proprio vero quello che dici. Un gruppo, una comunità che riesce ad onorare la diversità, imparando ad ascoltare tutte le voci, si evolve sul sentiero della saggezza. Ma come ci insegna Arnold Mindell, che ha sviluppato la metodologia dell’Arte del Processo (process work), solo ascoltando e onorando tutte le voci si può sviluppare quella che viene chiamata democrazia profonda (deep democracy), nella quale tutti i ruoli, le idee, gli aspetti emozionali e perfino la dimensioni più profonde legate al corpo, possono essere integrati.

Esprimersi liberamente può accendere tensione e conflitti, ma solo accettando questa impegnativa sfida si può giungere ad un vero e duraturo cambiamento sociale e personale. L’idea di conflitto può evocare paura e rifiuto, questo accade perché ne abbiamo un’idea legata ad eventi e fatti negativi e distruttivi. Ma non esiste solo questa concezione del conflitto.

L’arte del processo permette di manifestare il conflitto in un luogo sicuro, dove tutte le voci, anche quelle minoritarie e che meno rappresentano il pensiero dominante, sono protette e accolte, grazie anche al ruolo del facilitatore del processo che tutela in modo paritario tanto l la libertà di espressione delle voci maggioritarie, quanto quella delle voci minoritarie.

In modo del tutto analogo si può procedere per quanto riguarda il gioco delle voci interiori, per intraprendere la strada della guarigione dei conflitti interiori in chiave personale.

[M] A livello personale esistono metodi che sono analoghi all’Arte del Processo nei gruppi: questi metodi danno molta importanza all’ascolto delle diverse voci presenti dentro di noi, partendo dalla consapevolezza che ogni voce rappresenta un diverso bisogno.  Anche se a volte questi bisogni sono contrapposti e creano conflitti interiori, reprimerne alcuni a vantaggio di altri non è la migliore soluzione; al contrario è importante favorirne l’espressione.
Tra le teorie ed i metodi che valorizzano questa “diversità interiore” ritroviamo la “Psicosintesi” dello Psichiatra e Psicoterapeuta italiano Roberto Assagioli.  Nella Psicosintesi è contemplata la presenza di Subpersonalità, parti di noi che hanno bisogni diversi e che è importante ascoltare per raggiungere una “sintesi” ed un’armonia tra le diverse voci.

Anche la “Terapia della Gestalt” di Fritz Perls, uno degli esponenti di spicco della Psicologia Umanistica, si basa sul principio di far emergere le “polarità” interiori, di facilitare l’espressione delle diverse esigenze e tendenze presenti dentro di noi.
E per ultimo vorrei citare il “Dialogo delle voci” dei coniugi Stone, due psicologi statunitensi che hanno ideato e sperimentato metodi per far emergere chiaramente i diversi sé presenti dentro di noi, nella consapevolezza che ognuno di questi ha un dono da portarci, una particolare energia che può arricchire la nostra vita.
Queste scuole di crescita personale ci insegnano che la diversità dentro di noi non solo è inevitabile ma è anche auspicabile per il nostro benessere e per la nostra evoluzione.

[G] Hai tracciato un quadro d’insieme molto articolato che ben rappresenta l’interesse che, nel corso del tempo, varie scuole psicologiche hanno dato al tema della diversità.

Questa attenzione ci aiuta a vedere un’ulteriore connessione tra progettazione personale e progettazione sociale e di gruppo. La ricerca dell’armonizzazione delle differenti parti, o voci, presenti internamente a noi stessi può trovare nell’esperienza del gruppo un ottima palestra in cui esercitarsi, sbagliare, rialzarsi, imparare, crescere.

In modo analogo quando in un gruppo sono presenti frizioni, dissidi, incomprensioni, o semplicemente un momento di rallentamento e stasi, può essere di grande aiuto un percorso di crescita personale dei singoli membri, o almeno di una parte di essi. E’ un processo circolare che connette fortemente l’evoluzione del singolo con l’evoluzione e la crescita del gruppo in cui opera. E come accade spesso in questi casi, tali processi circolari possono generare auspicabili spirali di abbondanza. Oppure, se il processo non prende la giusta direzione, creare spirali di scarsità che si traducono in conflitti e perdite di energia dei singoli come del gruppo nel suo complesso.

Da cosa dipende? Dipende dal senso di responsabilità di ciascuno, dalle capacità e dalle consapevolezze dei membri, e in fin dei conti, anche se può apparire tautologico, dalla volontà di scegliere un processo evolutivo e non distruttivo.

Se vediamo i 12 principi della permacultura come una rete di progettazione integrata, è facile scorgere le affinità e la profonda correlazione tra questo decimo principio e l’ottavo principio che ci ricordava l’importanza di non creare rifiuti. L’invito a usare e valorizzare la diversità rafforza e porta ad uno stadio ancora più avanzato la raccomandazione di base riguardante l’attenzione a non fare rifiuti.

Per esser usata e valorizzata, la diversità deve essere prima conosciuta e riconosciuta.

Quali possono essere strumenti e metodologie utilizzabili dai gruppi per affrontare positivamente il viaggio di conoscenza delle diversità presenti tra i suoi membri?

[M] Il primo passo credo sia quello di superare la paura di aprirsi alle diversità di opinioni, di punti vista e di bisogni.  Questa paura esiste perché aprirsi alla diversità significa aprirsi ad un territorio sconosciuto in cui le certezze personali e del gruppo potrebbero essere messe in discussione.  Tuttavia rimanere chiusi in questa paura non risolve il problema, anzi può causare la nascita di conflitti dovuti a questa mancanza di espressione.   Anche per questo è consigliabile superare la paura della diversità e aprirsi al confronto di idee e bisogni.  Nel momento in cui un gruppo si apre con fiducia all’ascolto reciproco avvengono dei cambiamenti molto importanti che creano delle basi più solide per la futura collaborazione: la comprensione reciproca aumenta, i diversi punti di vista e bisogni vengono integrati nella cultura del gruppo, l’intelligenza collettiva si mette in movimento per preparare nuove decisioni che siano in sintonia con tutte le posizioni.

Oltre a questo primo passo fondamentale esistono dei metodi specifici che possono aiutare ad accogliere ed integrare le diversità.  In ambito decisionale il metodo dell’assenso utilizzato in sociocrazia è strutturato per accogliere le diversità, comprese le minoranze, e per formulare una decisione che sia una sintesi di tutte le diverse posizioni.
Un altro metodo che può essere utile per riconoscere e valorizzare le diversità è quello di “mappare” le diverse tipologie presenti nel gruppo, riconoscendo per ogni tipologia i punti di forza.  Esistono diversi tipi di mappatura.  Ad esempio, c’è quella che identifica ogni tipologia con un colore: giallo per l’innovatore e creativo, verde per il pratico e pianificatore, rosso per chi da importanza al benessere ed alle relazioni, blu per chi è orientato alle motivazioni ed agli scopi.  In ognuno di noi prevale uno o due di questi colori.  Conoscere e rispettare il proprio colore e quello degli altri porta notevoli benefici al gruppo intero, perché un gruppo per funzionare bene ed essere resiliente ha bisogno di tutti i colori.
In conclusione, al di là del metodo che decidiamo di applicare, l’importante è trovare il modo di far emergere, accogliere e valorizzare la diversità presente nel  nostro gruppo, allo scopo di utilizzarne appieno le potenzialità.