La Ballata del Bio e dell’Equo

Nella foto Don Ernesto, villaggio di Todos Santos, Guatemala, fornitore de “L’albero del Caffè”

di Alessio Baschieri, L’albero del caffè

Secondo me, possiamo essere ben felici. Di come si sta evolvendo il mercato, intendo: oggi è così semplice trovare un prodotto Bio&Etico che spesso è lui a trovare noi. Lo vedo come un importante passo avanti dell’umanità intera, e per nulla scontato, fino a poco tempo fa.

Se è vero che il consumatore chiede di identificarsi in un prodotto di successo e di spendere poco, essere in sintonia con un movimento di poveracci e che costano caro, ammetterete che è complicato.

Facciamo l’esempio del caffè, uno dei prodotti simbolo. Per decenni la nicchia è stata così piccola che quasi non faceva numero. Si sapeva chi erano i buoni e chi i cattivi, e di quel caffè se ne conoscevano la storia, i costi della filiera e soprattutto dove andare a cercarlo. E chi lo vendeva condivideva gli stessi ideali di chi lo stava comprando. Come si dice, se la suonavano e se la cantavano.

Poi è successo qualcosa: oggi tutte le torrefazioni strutturate hanno una linea Bio&Equo, anche quelle che non avresti detto mai. Se la mattina ci accorgiamo di aver finito il caffè, probabilmente già uscendo dalla porta di casa lo troviamo sul pianerottolo che ci aspetta, scodinzolante. Io credo nel caso, e se è un prodotto a trovarmi, deve per forza essere quello giusto. Ma se anche decidessi di declinare e arrivare con mia somma fatica al supermercato, troverei sugli scaffali un’esaustiva offerta di prodotti che sgomitano per farsi scegliere, a suon di réclame e offerte. Sembra proprio che essere Bio&Equi sia diventato di moda. A volte il prezzo è così basso che non si riesce a far tornare i conti della filiera, se si sono seguite le regole.

I Bio&Equi veraci non ci sono nell’esaustiva offerta: sono rimasti più o meno come quando inviti qualcuno a pranzo a casa e alla fine scopri che ti ha rubato le posate.

Sì, il Mercato ha inglobato la nicchia, e lo ha fatto con le sue regole, quelle dell’opportunismo.

Sul fronte dei piccoli agricoltori, però, va molto meglio. Sono i nuovi Eroi: dal profilo Facebook ammirano le foto e le pubblicità e i racconti di poveracci proprio come loro che sono stati scoperti. I riflettori illuminano le facce sorridenti bruciate dal sole e le mani tagliate dalla terra. Come in una perenne lotteria vivono aspettando il loro turno, raggranellando i centesimi per pagare l’abbonamento settimanale del cellulare. L’agricoltura continua a seguire le regole della povertà.

Mi chiedo: se il prezzo dei prodotti è sempre più basso e “conveniente”, chi è che paga la comunicazione, la distribuzione, le offerte, la profilazione del cliente, quei pop up mentre navigo in rete …? Ci saranno nuove regole e istruzioni perché tutto questo funzioni nel Bio&Equo!? Mi sto convincendo che se è il prodotto a trovare me, qualcuno si è alzato da tavola senza pagare il conto.

La prima bella notizia è che se vediamo tutto questo come un inizio, allora il futuro può essere splendido: veri produttori Bio&Equi sono sempre di più e sempre più bravi e determinati e coerenti. Ma per loro natura sono piccoli e troppo impegnati a fare: comunicare o venirci a cercare, proprio non ce la possono fare.

L’altra bella notizia è che oggi, con uno sforzo piccolo piccolo, li possiamo trovare noi.

 

 

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