10 fiumi per un oceano di plastica

Vedere da vicino quanta plastica consumiamo, per superarne l’uso.
Intervista esclusiva ad Alex Bellini

di Maddalena Nardi

Negli anni ha attraversato in solitaria Oceani e deserti, ma anche i luoghi più freddi del mondo, sempre raccontando lo stato di salute del pianeta. Ora Alex Bellini (https://it.alexbellini.com/home/https://www.facebook.com/bellini.alex.1), esploratore ed avventuriero valtellinese, classe 1978, sta per partire per una nuova destinazione. Non sarà solo: “questa impresa – ci dice – va fatta insieme, altrimenti non ce la faremo.” La sua meta, dopo un viaggio a remi in zattere di materiali di riciclo, tra 3 anni, sarà il Great Pacific Garbage Patch, un non-continente fatto di plastica di un milione e mezzo di chilometri quadrati (un’area di circa 3 volte la dimensione della Francia) che si trova tra San Francisco e le Hawai.

M.: Grazie Alex di quello che fai! Ogni volta ci stupisci. E tu: ti stupisci ancora mentre ti cimenti con avventure sempre nuove?

A.: Sì, mi stupisco sempre molto anche perché per me l’avventura è occasione per conoscermi in maniera sempre nuova, la possibilità di riprendere quel percorso di autoconoscenza, di auto esplorazione a cui ormai sono affezionato da tempo. Ogni viaggio ci fa maturare, ogni volta torniamo a casa diversi e quando ripartiamo siamo sempre nuovi a noi stessi e agli altri. Mi stupisco anche molto di quello che la mia fantasia mi fa partorire: qualche anno fa non avrei neppure immaginato, un giorno, di poter desiderare così ardentemente come mi sta accadendo ora, di navigare nelle condizioni che incontrerò sui 10 fiumi del mondo che andrò ad esplorare! Tutte le volte c’è anche un momento di preoccupazione, perché andando avanti di questo passo, chissà che cosa mi verrà in mente dopo questo, eh, eh!

M.: Quando partirai per questa nuova impresa? E che mezzo userai?

A.: Partirò entro la primavera, non ho ancora la data precisa, vanno presi accordi con le istituzioni ambientaliste nei vari paesi che toccherò, soprattutto in Cina. Ci tengo infatti che questa non sia l’impresa di un uomo solo, ma voglio che sia una missione condivisa anche dalle persone che incontrerò, dai cittadini stessi dei paesi che andrò a visitare. Userò delle zattere che mi costruirò con materiali di riciclo sulle sponde di ogni singolo fiume e ognuna di queste zattere sarà il riflesso delle abitudini delle persone che vivono in quel luogo specifico. Per attraversare l’isola di plastica nel Pacifico a luglio, invece, rispolvererò la vecchia barca con cui attraversai il Pacifico nel 2008: il riciclo del riciclo!

M.: Ci piace l’idea che partirai dai grandi fiumi del mondo per arrivare, come farebbe una cannuccia di plastica, fino al Great Pacific Garbage Patch… certo, davvero un’avventura di grande livello quella che hai davanti. Come ti stai preparando?

A.: Mi sto preparando assicurandomi di creare le condizioni logistiche e non solo, affinchè questo progetto sia più grande del progetto stesso: non si tratta di fare una missione esplorativa come quelle che ho fatto in passato. Allora l’avventura aveva senso per sé stessa, quindi il significato era nella missione stessa. Questo è invece un viaggio che vuole porsi un obiettivo più grande: risvegliare lo spirito delle persone, ricreare un senso di responsabilità individuale, ma anche riconoscere il fatto che dobbiamo agire collettivamente perché le cose cambino davvero. In realtà l’avventura sui 10 fiumi è quasi un pretesto per poter alzare gli occhi e guardare più in là, creando un impatto positivo. Questo va fatto con i partner giusti, che possano amplificare il messaggio che vogliamo lanciare: alcune onlus come WWF, Mare Vivo, ma anche media partner come National Geographic o Euro News, che possano, come voi, aiutarmi a diffondere questa notizia in tutto il mondo.
Poi c’è da prepararsi tecnicamente a questa impresa: attrezzature acquistate, va preparato il progetto per le zattere… è un’avventura poco fisica questa, molto incentrata sulle conoscenze, sulle relazioni e sui rapporti istituzionali, è questo che stiamo curando particolarmente ora, prima di partire.

M.: Cina, Vietnam, India e tanta Africa… Raccontaci le varie tappe di questo tuo nuovo viaggio e cosa ti aspetti nell’avvicinare i diversi popoli delle zone che attraverserai.

A.: Le varie tappe sono tante quante saranno i fiumi, quindi 10 + l’isola di plastica nel Pacifico. Come se fossero 11 sotto avventure, che dureranno 3 anni nel loro complesso. Non sarò sempre via da casa, altrimenti la mia famiglia mi strozzerebbe, ma alla fine di ogni fiume, tornerò un po’ a casa a ricaricarmi. L’incontro con i popoli: sicuramente mi aspetto un po’ di ostilità dettata dalla differenza culturale, che può condurre a diffidenza iniziale. Per questo non sarò da solo nella navigazione dei fiumi, ci saranno con me un fotografo e una guida locale, proprio per cercare l’incontro, per tessere relazioni passo passo. Ma mi aspetto anche apertura, voglia di collaborare e anche dell’allegria: per quanto l’argomento sia serio, noi vogliamo portare un elemento di speranza e di positività. Certamente il senso di urgenza, di crisi e di pericolo può essere quello più immediato ed efficace per attivare le persone affinchè agiscano per un vero cambiamento di prospettiva ed abitudini, bisogna trovare oggi anche una condizione comoda per poter parlare, riflettere e fare progetti reali a lungo termine. Ecco perché vorremmo diffondere un senso di sfida impegnativa, ma con tanta speranza: insieme si può fare! Fino all’ultimo vorrei che rimanesse viva in me e nelle persone che incontrerò che la sfida alla riduzione all’uso della plastica è possibile.

M.: Come potremo seguire questo progetto che hai chiamato: #10rivers1ocean?

A.: Certo che mi dovrete seguire! C’è un sito dedicato (www.10rivers1ocean.com) e ci sono i social (https://twitter.com/hashtag/10rivers1ocean), che per gli aggiornamenti in tempo reale sono perfetti. Abbiamo intenzione anche di realizzare un progetto di educazione per gli studenti delle scuole internazionali, su una piattaforma dedicata. La mia famiglia è in Inghilterra, le mie figlie frequentano quindi una scuola internazionale ed è stato per me naturale partire da quel tipo di contesto, diffondendolo poi in tutto il mondo e presto vorrei che il progetto arrivasse anche alle scuole statali italiane. La nostra disponibilità è massima, infatti la piattaforma sarà ad uso gratuito sia per gli studenti che per gli insegnanti.

M.: Da ultimo: come potremmo tutti noi essere più sostenibili, a tuo avviso, vivendo su questa terra?

A.: Bella domanda! Se avessi una risposta sarebbe davvero bello… ce lo domandiamo tutti, credo. Al di là di tutti i giri di parole, credo che potremmo tutti cominciare ad essere più sostenibili riducendo i consumi. Questo è il cuore del problema: meno consumi vuol dire meno anidride carbonica in atmosfera, quindi un clima diverso, un mondo più sano. Penso all’Earth Overshoot Day, il giorno in cui gli scienziati determinano l’impronta ecologica dell’uomo, la data in cui l’uomo supera le risorse a sua disposizione su questo pianeta per quell’anno. Negli ultimi 40 anni questa data si anticipa sempre più, quindi questo dice che il genere umano consuma troppo. Vanno riconsiderati da zero le nostre abitudini, lo stile di vita che conduciamo in questa parte di emisfero, come viaggiamo, come andiamo al lavoro, gli acquisti che facciamo, quanta plastica usiamo… Al mondo ci sono tanti problemi, ma quello per me più evidente e che è sotto gli occhi di tutti, da cui non si può scappare è l’inquinamento dato dalla plastica. Di questo solo l’uomo è responsabile. Per esempio io mi impegno a non bere acqua da bottiglie o bicchieri di plastica, a volte è difficile, ma è un impegno che ho preso con me stesso e con il pianeta e se non ho la mia borraccia a volte rinuncio a bere se sono fuori, pur di non dare sponda a questo tipo di consumo. Un grosso aiuto per cambiare le cose credo sia diventare consumatori più consapevoli ed attenti: ogni volta che acquistiamo qualcosa possiamo scegliere materiali riciclabili o senza imballi di plastica.

M.: Buon viaggio Alex, siamo con te!