L’innocenza della dannosa inutilità

di Ciro Gardi

 

Pensando all’evoluzione della società e dei consumi, ricordo che al tempo in cui ero studente universitario, il docente del corso di Economia Agraria ci parlava di una teoria secondo la quale i consumi si evolvono, accompagnando l’evoluzione della società. Secondo tale teoria in una società evoluta e matura, alla fase del “consumo di massa” avrebbe dovuto fare seguito una fase di “consumo intelligente”, cioè un consumo consapevole e sobrio, dettato dalle reali esigenze delle persone e non da quelle indotte o derivanti da decenni di consumi di sussistenza. Sono entrato per la prima volta alcuni giorni fa in un negozio di una ahimè nota catena danese nato sotto le due torri di Bologna e ho dovuto constatare un po’ mestamente che questa fase di consumi intelligenti non arriverà mai, o comunque di quanto sia lontanissima dall’essere raggiunta. Scaffali pieni di inutili, accattivanti, economiche e apparentemente innocenti plasticherie, che risultano estremamente attraenti per molti ragazzi, e non solo. Il binomio tra un design accattivante e un prezzo bassissimo risulta fatale, poco importa che si tratti di oggetti assolutamente inutili, o perlomeno non necessari. E allora come resistere ad oggetti “carini” e colorati, che costano pochissimo e si prestano per mille occasioni? Poco importa che a scala globale, poiché tutto è globalizzato, si tratti di milioni, miliardi di oggetti inutili, che viaggiano da una parte all’altra del pianeta e ben presto finiranno a riempire discariche o ad essere inceneriti liberando in atmosfera gas dannosi. La mia attenzione si è soffermata sul negozio di quella catena, ma riguarda naturalmente molte altre catene globalizzate, soprattutto quelle che propongono l’usa e getta, dall’abbigliamento, all’arredamento.

La maturità riguarda non limitarci a valutare l’oggetto che ci troviamo per le mani, ma a considerare la sua effettiva utilità, e soprattutto tutti gli impatti che ad esso sono associati: dall’estrazione delle materie prime, alla produzione, al trasporto, al suo smaltimento. Questa maturità però non la possiamo pretendere dai nostri figli, la dobbiamo insegnare.