Le mie 12 eco fatiche – #1. Vivere senza frigorifero

di Tatiana Maselli, Blogger di Idee tascabili

Sono passati vari anni da quando ho tentato l’impresa “senza frigorifero” e questa idea stramba desta sempre curiosità.

Si è trattato di un esperimento da cui sono poi iniziate le mie “12 eco fatiche” attraverso cui ho rinunciato a una cosa al mese per dodici mesi, per capire se veramente tutto ciò che facciamo e che possediamo (o che ci possiede) è indispensabile.

Vivere senza frigorifero è stato un modo per fare i conti con la quantità di cibo che sprecavo, ridimensionare i miei acquisti alimentari cercando di comprare meno quantità a favore della qualità e diventare più consapevole rispetto al cibo.

In molti si chiederanno come ho conservato il cibo per un mese. Innanzitutto ho seguito una dieta prevalentemente vegana, risolvendo il problema di come preservare carne, pesce e formaggi. Ho poi imparato a comprare meno cibo, a fare la spesa ogni tre o quattro giorni acquistando frutta e verdura direttamente dal produttore: se i vegetali sono freschi e non sono entrati nella catena del freddo è più semplice conservarli a temperatura ambiente. Ci si guadagna in salute e in gusto.

D’estate può risultare molto complicato non avere il frigorifero, soprattutto se non si dispone di una cantina o di un altro luogo fresco; d’inverno però si possono sfruttare balconi, terrazzi e davanzali per conservare i cibi più deperibili.

Oggi ho di nuovo il frigorifero ma sono diventata molto brava nel fare la spesa, non compro cibo in eccesso, mangio decisamente meglio e non spreco cibo.

Questo significa che ho un impatto minore sul Pianeta ma anche che, banalmente, consumare meno e non sprecare, non solo in fatto di cibo, mi porta a risparmiare e il risparmio si traduce nella possibilità di lavorare meno. Ho quindi più tempo da dedicare a me stessa, ai miei affetti e ai miei interessi. Il denaro lo utilizzo per vivere esperienze anziché per comprare cibo che sprecherò o oggetti che non userò.

La qualità della mia vita è decisamente migliorata e anche se il risultato non è stato immediato e non è dipeso solo dall’aver spento il frigorifero, rinunciare al frigorifero è il punto da cui sono partita per mettermi davvero in discussione. Da quel momento in poi non si è trattato più di fare la raccolta differenziata, comprare a chilometro zero o chiudere il rubinetto dell’acqua mentre mi lavavo i denti: si è trattato di rimettere in discussione molti comportamenti e abitudini e avvicinarmi il più possibile allo stile di vita che desideravo.