La forza degli abbracci. Hanno davvero potere terapeutico?

di Laura Sbruzzi

Negli ultimi anni, molte sono state anche in Italia le iniziative che vedevano persone comuni offrire abbracci gratis ai passanti, in luoghi pubblici come parchi ed affollate vie pedonali. È un’iniziativa sociale nata in Australia nel 2004 circa, in seguito diffusasi in molte altre città del mondo. A prima vista, la si direbbe solamente un’operazione di gentilezza gratuita e di fiducia (bisogna avvicinarsi e toccare la persona fino a pochi secondi prima sconosciuta), che assume particolare rilevanza nei paesi anglosassoni, ove il tocco fra persone è ridotto a zero, anche fra amici. In effetti, però, è molto di più, come dimostra la scienza. Il tocco fisico dell’abbraccio, in particolare, rilascia ossitocina (prodotta durante momenti “sociali”) riduce il cortisolo e lo stress cardiovascolare.

Gli abbracci ed il tocco, rivelatisi molto importanti per lo sviluppo fisico dei neonati pretermine, ne determinano inoltre anche una buona crescita psicologica, come dimostrano gli studi condotti invece in negativo su bambini cresciuti in orfanotrofio. Privati del contatto dalla nascita, hanno dimostrato un aumentato e costante livello degli ormoni dello stress nonché più frequenti disturbi del comportamento, dello sviluppo del sistema gastrointestinale e immunitario.

Per quanto riguarda anche gli adulti, studi condotti attorno al 1995 riportano come quattro abbracci al giorno potessero rappresentare un antidoto per la depressione, otto far raggiungere la stabilità mentale e dodici innescare una vera e propria crescita psicologica. È stato inoltre dimostrato che un maggior numero di abbracci del partner, e livelli più alti di ossitocina sono legati all’abbassamento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca delle donne in pre-menopausa.

Nel magico mondo del contatto umano, l’abbraccio non è quindi solo un supporto morale che si può manifestare, ma diventa vera e propria terapia, per gli altri ma anche per sé stessi, giacché non si può toccare senza essere a propria volta toccati.