La città più intelligente è quella fatta da cittadini partecipi e consapevoli!

di Silvano Ventura – direzione@viveresostenibile.net

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Da molti anni vengono pubblicati studi di sociologi, filosofi e antropologi che sostengono la ovvia tesi che la vera felicità si trova nelle relazioni umane. Le città sono, o meglio “dovrebbero” essere progettate e costruite, per facilitare relazioni sane e soddisfacenti tra i cittadini; il tutto con grande attenzione alla qualità dell’ambiente.

Molte aree delle nostre città piuttosto che favorire una partecipazione attiva della cittadinanza e la socializzazione, sembrano però rispondere più ai falsi bisogni indotti dalla pubblicità, come “i non luoghi” rappresentati dai centri commerciali, o a stili di vita alienati e semi patologici, come ad esempio sta accadendo con la proliferazione delle sale slot.

lcvDa alcuni decenni, le nostre città, i nostri paesi, le nostre campagne, sono diventati oggetto di scambio con il denaro di chi poteva spendere per costruire “non luoghi” per promuovere marchi e pseudo-stili di vita o costituire rendite finanziarie cementificando, spesso anche contro il più razionale buonsenso ambientale ed economico (basti pensare alle migliaia di appartamenti vuoti, o alle case e capannoni “legalizzati” da insensati condoni edilizi).

Le speculazioni degli ultimi anni, come la “bolla della new-economy”, la “bolla del mercato immobiliare” o i vari scandali su alcune imprese internazionali e anche nazionali (Cirio, Parmalat, ecc.), hanno fatto fallire il sistema e i danni sociali ed economici di tale fallimento, hanno pesato e peseranno ancora per molto tempo, sulle spalle di cittadini e imprese “sane”.

E’ riappropriandoci delle città, dei luoghi, delle periferie, delle campagne, risentendoci cittadini attivi e partecipando alle scelte dei nostri amministratori, occupandoci dei nostri “beni comuni”, entrando a fare parte di percorsi di partecipazione e associativi, che potremo porre fine alla logica dominante da decenni che ha favorito le rendite e depresso i veri bisogni delle persone.

In Italia sono molte le città con popolazione in contrazione e praticamente tutto il patrimonio immobiliare civile (circa l’80%) deve essere riqualificato per essere reso efficiente energeticamente e sicuro. Inoltre molti capannoni artigianali e industriali, a causa anche della crisi strutturale che ha cambiato il lavoro e portato in altre parti del mondo la produzione, risultano abbandonati. E’ necessario ridiscutere la realtà urbanistica e di organizzazione delle nostre città, mettendo al centro i nuovi bisogni di bambini, ragazzi, adulti e anziani perché essi possano trovare piena soddisfazione nel vivere in luoghi urbani adeguati ai bisogni reali della comunità. I nostri amministratori devono attivarsi per promuovere un processo aperto e partecipato dai cittadini per riqualificare spazi e quartieri, per ripensare a sistemi di mobilità economici e a basso impatto, per trasformare il “problema rifiuti” in una risorsa utile alla popolazione, per stimolare nuove forme di socializzazione e di economia condivisa.

Noi “cittadini” dobbiamo superare la “pigrizia della non partecipazione” e la “comodità del lamento” fine a se stesso, partecipando attivamente alla vita della nostra comunità, avviando un futuro sostenibile per le attuali generazioni e per quelle che verranno.

 

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