Come riprenderci il nostro tempo #12

di Jo Gabel

Nella quotidianità ci capita di riconoscere le differenze tra passato/presente e futuro, con un senso di progressione dal passato verso l’avvenire.

Di certo, senza queste differenze, molti stati dell’animo umano, ma pure il ricordo e molte idee di fondamentale importanza, come la nostalgia, l’evoluzione, la tradizione, la speranza e l’utopia stessa, non avrebbero senso.

Inoltre, sono persuasa che, per impegnarci a capire il tempo, dobbiamo prima sostare di fronte alle sue meraviglie e indurci ad esaminare le teorie più suggestive, anche talora strambe, purché smuovano in noi quella scintilla, quell’ansia di conoscenza e quel piacere consapevole di essere artefici di un nuovo modo di pensare.

Predisponiamoci, quindi, a conoscere la struttura del tempo.

Secondo una conclusione della fisica contemporanea (assai in voga), passato, presente e futuro non sono altro che punti di vista sulla realtà e non parti integranti di essa.

Esattamente come quando ci troviamo qui o lì, in rapporto allo spazio fisico, si tratterebbe solo di una diversa prospettiva.

All’opposto di questa definizione, troviamo la filosofia presentista, che accusa il filosofo precedente di non tener conto del divenire, ovvero della modifica che interviene sulla realtà effettiva attraverso lo scorrere del tempo.

Ma a questo si può ribattere che presente/passato e futuro siano solo nella testa dell’osservatore, come altre qualità (i colori o la bellezza, per esempio).

C’è anche un’altra teoria interessante sul tempo, che spero serva a farvi riflettere, ed è quella che nega che la fisica ci dica la verità, anche a proposito del tempo.

Il capo d’accusa degli antirealisti (che militano in questa corrente filosofica) contesta alla fisica di andare oltre l’osservazione, dedicando l’indagine a entità teoriche e non osservabili, perciò essa non è un modo per approcciare scientificamente la realtà, ma rappresenta solo uno strumento per manipolarla!

Anche a mio avviso, sebbene la concezione strumentale della fisica sia stata spesso difesa da filosofi arguti, se ne può ugualmente inficiare la sostanza.

La grande rivoluzione apportata dalle idee di Einstein, ha cooperato per rendere possibile il diffondersi di informazioni e deduzioni affascinanti sulle categorie temporali.

Una quarta tesi, non meno sorprendente, ha avuto origine nel corso degli studi sulla gravità quantistica e sostiene che il tempo non sia popolato solo da leggi di esigenza temporale e soprattutto che non sia un elemento fondamentale della realtà: il tempo nient’altro sarebbe che un’illusione all’interno della realtà.

Volendo approfondire tali argomenti appena contestualizzati, vi consiglio di leggere David Lewis, Kit Fine e Tim Maudlin, ma anche Carlo Rovelli: trattano teorie ispiranti, che possono stimolare in voi nuovi entusiasmi e allontanarvi dalla visione meccanicistica e ottundente che ha fatto del tempo un oggetto di consumo.

Ecco, spero di avervi regalato una nuova prospettiva, per godere di una vita nuova, aperta ad ogni possibilità.

 

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