IMMAGINA…

di Silvano Ventura – direzione@viveresostenibile.net

Responsabilità personale e fiducia nell’umanità, per dare alla nostra vita la promessa di un nuovo futuro.

Strawberry Fields Memorial è un’area di circa 10.000 m del Central Park di New York dedicata alla memoria del cantante John Lennon. Foto di Dimitry Anikin su Unsplash

50 anni fa, nel 1971, John Lennon, scriveva una delle più belle canzoni che siano mai state scritte: Imagine.

A forza di sentirla negli spot pubblicitari per radio o televisione, o come “tappeto musicale” nei centri commerciali o nei mercatini di Natale, avevo perso il senso profondo delle sue parole. Poi, alcuni giorni fa, mi è capitato di riascoltarla, trovandola quanto mai attuale.

Allora, come oggi, si viveva un’epoca di grandi paure, ma i ragazzi di allora, come quelli di oggi, lottavano per vivere in un mondo migliore di quello che gli avevano costruito i loro genitori. L’umanità era divisa, ostile e reciprocamente sospettosa e gli egoismi locali e nazionali, prevalevano sugli interessi dei popoli e delle comunità. USA e URSS fomentavano guerriglie e colpi di Stato e, a livello globale, minacciavano una guerra atomica dall’esito catastrofico per tutto la Terra.

E’ cambiato tutto! O forse no…

Se la contrapposizione armata e la minaccia di guerra atomica, tra grandi potenze planetarie, appare meno attuale, le nuove sfide per un’umanità, che in 50 anni è raddoppiata di numero, si chiamano cambiamento climatico e sue conseguenze, lotta alla fame e alle malattie, cura dell’ambiente e della biodiversità e infine, pace e una vita dignitosa per tutti gli esseri (non solo umani) che abitano il Pianeta.

Immagina che non esista il Paradiso e un Inferno sotto di noi”. Immagina che sia qui il tuo Paradiso e che tua sia la responsabilità di fare del tuo meglio per costruirlo. Che tu sia il responsabile del tuo futuro e in parte anche di quello di coloro che ami e che l’impronta dei tuoi passi e le cicatrici delle tue scelte di oggi, siano visibili per anni nel futuro di chi vivrà qui domani. Sei tu a doverti occupare oggi di ciò che semini per il futuro. E’ una promessa a te stesso, perché i tuoi pensieri, i tuoi sogni, sono semi che germogliano oggi e che cresceranno nel tempo. Anche oltre al tuo tempo.

Immagina che non ci siano frontiere e niente e nessuno per cui morire”. A noi che siamo nati nel Nord del Mondo, durante il boom economico, è stata data la possibilità di “avere tutto”. Non abbiamo dovuto combattere guerre, non abbiamo neanche dovuto faticare troppo per vivere agiatamente. Siamo cresciuti senza necessità e bisogni reali. Abbiamo perso gli ideali, ma abbiamo tante “voglie” che ci vengono continuamente sollecitate e che siamo sempre pronti a soddisfare, ma ci manca sempre qualcosa… Siamo sordi e impauriti, ma più che dal noioso borbottio di una vita piena di “cose” e vuota di passioni e affetti veri, dall’urlo disperato di milioni di persone in fuga da guerre e calamità naturali o dalla povertà materiale e dalla solitudine e abbandono che circolano nelle nostre opulente vie dello shopping.

Immagina che non ci siano più ricchezze e avidità”. Abbiamo lasciato le nostre vite, nelle mani di altri che le gestiscono e le indirizzano per gli interessi economici di pochi. Siamo noi che dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre vite, pena la fine dei nostri sogni e il degrado di ogni aspetto della nostra esistenza, dell’ambiente e della comunità degli uomini. Non deleghiamo il nostro diritto/dovere a cambiare e a migliorare, in cambio di briciole di benessere e di libertà.

Annebbiati dalle paure e dal nostro egoismo, abbiamo ancora lasciato che i potenti signori della finanza e i politicanti, amministrassero le nostre vite e così ancora sono l’odio, le guerre per le risorse del Pianeta e il dolore che provocano, le carestie, lo sfruttamento delle terre e le violenze sulle comunità che le abitano, l’avidità, che ci arrivano come echi lontani di notizie rilanciate dai media.

La sfida che aspetta noi e ancora di più i nostri figli, sarà quella di vincere l’egoismo, di iniziare a vivere con meno, magari per accorgersi che così si vive meglio. Di aprirci alla condivisione e alle relazioni umane. Quelle vere, fatte di ascolto, di prendersi cura delle persone e dell’ambiente. La sfida della piena consapevolezza del sapere che ogni nostro gesto, ogni nostro acquisto ha conseguenze sulla comunità e sulla Terra. Quello a cui oggi non vogliamo rinunciare, o che non paghiamo il giusto prezzo, è una zavorra e un costo ulteriore che carichiamo sulle già esili spalle del futuro dei nostri figli, del Pianeta e dell’umanità intera.

Pensiamoci! Anche per ridare un senso profondo e non solo commerciale al Natale, e non importa quale religione professiamo, o se ne abbiamo una nella quale credere. Perché, dopo 50 anni, siamo ancora in tempo per immaginare e per costruire un futuro migliore!

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