La terapia forestale

di Maddalena Nardi

Le foreste sono un patrimonio ambientale incredibile, ma anche una risorsa preziosa per la tutela della nostra salute. Da questa idea è nata la collaborazione tra Club Alpino Italiano e Consiglio Nazionale delle Ricerche sul tema della “terapia forestale”: un progetto di ricerca che ha verificato le basi scientifiche di una disciplina nata in estremo oriente e molto diffusa nel mondo.

Ha quindi preso vita la bella pubblicazione: “La terapia forestale”, curata da Federica Zabini e Francesco Meneguzzo, dell’Istituto per la BioEconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), gratuita e scaricabile QUI >

Immergersi nella foresta rappresenta un bagno di salute, inavvertitamente permeati di sostanze emesse dalle piante e dal sottobosco, biologicamente attive sul cervello, sul fisico e sullo spirito. Il bello è che tutto questo oggi è studiato, analizzato e confermato dalla ricerca descritta in questo libro”, scrive nella prefazione Fabio Firenzuoli, Direttore del Cerfit Centro di riferimento per la Fitoterapia, Regione Toscana, con la cui preziosa collaborazione scientifica è stato condotto l’intero progetto.

La Terapia Forestale consiste nell’accompagnamento di singole persone o gruppi da parte di professionisti con competenze specifiche (per esempio, psicologi e psicoterapeuti), in grado di riconoscere caratteristiche e criticità dei componenti per poi guidarli secondo precisi protocolli, dove la meditazione si alterna a fasi più pratiche e la creatività si alterna alla razionalità.

Una disciplina antica, dai risultati sorprendenti: i benefici fisici di 3 ore passate nella foresta possono durare anche una settimana. Due ore in foresta migliorano lo stato ossidativo per una settimana, un weekend in foresta rinforza il sistema immunitario per un mese. Effetti ampiamente documentati nella letteratura scientifica.

Il progetto che ha un obiettivo preciso: utilizzare i rifugi e i sentieri Cai per la terapia ed accogliere nuovi “turisti della salute”, anche  pazienti inviati dalle strutture del Servizio sanitario nazionale nelle “stazioni” di terapia forestale.

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