Un Green Pass per chi ama la Terra

di Silvano Ventura – direzione@viveresostenibile.net

Ritorniamo a chiederci in quale tipo di mondo vogliamo vivere e far vivere i nostri figli, prima che sia troppo tardi!

Il Green Pass e l’opera di “distrazione di massa” perpetuata dai media (giornali, telegiornali, ma anche social e google), ormai continua e costante su questo, che appare l’unico argomento degno di nota, ha assorbito l’attenzione e l’energia, anche delle persone più sensibili ai temi dell’ambiente e delle conseguenze del cambiamento climatico. Naturalmente non nego che questo sia un tema molto rilevante, ma l’impatto sui cittadini che sta avendo e le strumentalizzazioni politiche continue, fanno del green pass, un argomento totalizzante e divisivo, che ci fa dimenticare il problema principale che abbiamo sul tavolo: il cambiamento climatico e le sue conseguenze.
Riavvolgendo il nastro di questi ultimi 18 mesi, ci troviamo a gennaio del 2020. In quel periodo e nei mesi precedenti, il movimento di giovani FFF (friday for future) aveva alzato la voce, imponendo all’attenzione dei governi mondiali, l’urgenza dell’attuazione di politiche ambientali immediate, atte a frenare i danni del cambiamento climatico e i disastri possibili per le generazioni future. Poi è arrivato il Covid, molto probabilmente dovuto, ancora una volta, alla predazione a opera dell’umanità, sugli ambienti naturali, che ha causato il cosiddetto Spillover, ovvero il processo di passaggio di un virus, da un animale selvatico a uno di allevamento, fino all’uomo.

Da febbraio del 2020, a fasi alterne, ci siamo chiusi in casa, davanti ai nostri video, ad ascoltare i numeri del contagio e la conta dei morti. Poi, dopo qualche falsa partenza, abbiamo ritrovato l’agognata libertà, prima condizionata da zone colorate e autocertificazione e poi dalla genialata del Green Pass. Non parlerò di questo argomento, che come ho detto, considero divisivo e fuorviante e forse anche anti-costituzionale (essendo giustificato solo dallo stato di emergenza), che dovrà finire.

Le conseguenze del cambiamento climatico, dovuto all’emissione in atmosfera di gas a effetto serra come CO2 e metano, legate alle attività umane (agricoltura e allevamento intensivo, trasporti, riscaldamento e produzione di energia da fonti fossili), stanno solo iniziando a presentare il conto all’umanità: e i danni sono già tremendi! L’emergenza Covid, non è ancora finita, che già la macchina di questa economia cieca ai sogni e ai veri bisogni delle persone, ha ricominciato a marciare a pieno ritmo, esaurendo le risorse planetarie e perpetuando lo sfruttamento del suolo e delle comunità.

E se l’Unione Europea ha varato il Green Deal, il primo grande piano di sviluppo sostenibile, Cina e India hanno moltiplicato l’estrazione del carbone per dare spinta alle proprie economie. Non possiamo certo fargliene una colpa, visto che noi, popoli ed economie del Nord del Pianeta, siamo il loro modello di sviluppo! Intanto continua la desertificazione di intere aree di Africa e Asia e il livelli degli oceani aumenta. Le zone abitabili del nostro pianeta si restringono e tutti i popoli che lo abitano, hanno pari diritto a vivere dignitosamente e non di stenti ai margini delle nostre opulente vite.

Vorrei che tornassimo a pensare anche più in là del 31 dicembre, quando finirà lo stato di emergenza e a chiederci in quale tipo di mondo vogliamo vivere e far vivere i nostri figli.

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