Quantificare la qualità ambientale e la sostenibilità

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

Smog, polveri, rifiuti, reflui e rumore condizionano sempre più la qualità della nostra vita e quella dell’ambiente in cui viviamo. E’ stato pubblicato dall’Agenzia ambientale europea (AEE) un maxi-rapporto sullo stato della salute ambientale che analizza i dati degli ultimi 20 anni riscontrando una generale tendenza al peggioramento. La terra è in allarme: dalla tutela delle risorse naturali, già in grande sofferenza, all’uso di combustibili fossili, dall’inquinamento dell’aria, alla contaminazione dei fiumi e degli ecosistemi marini, fino agli effetti dei cambiamenti climatici. Ma cosa possiamo fare noi? In realtà tante piccole scelte quotidiane possono fare la differenza! Per questo occorre diventare più consapevoli degli effetti delle nostre azioni. Ma come fare a capire se le scelte che facciamo sono efficaci? Nel campo della ricerca esistono molti studi sulla qualità ambientale che si esprimono attraverso indicatori. Il termine deriva dalla radice DIK, la stessa di “dire”, col significato proprio di mostrare, esprimere, dimostrare. Gli indicatori sono una “prova” di ciò che sta succedendo. Misurando le concentrazioni si determina la quantità di una sostanza per unità di volume (es. chilogrammi per metro cubo oppure valori percentuali, %, o parti per milione, ppm, come centimetri cubi per metro cubo). Una sostanza la cui misura è spesso sotto inchiesta è la CO2. L’anidride carbonica o biossido di carbonio è presente naturalmente nell’aria, ma è anche il risultato di processi di combustione, principalmente da fonti fossili, originate da attività umane. La CO2 è anche uno dei principali “gas serra”, ossia una di quelle sostanze che alterano l’equilibrio della nostra atmosfera determinando un surriscaldamento della superficie terrestre e dei mari. La concentrazione di CO2 nell’aria è misurata costantemente in numerose stazioni di monitoraggio. Tra queste vi è l’osservatorio di Mauna Loa nelle Hawaii, dove le misure di CO2 iniziarono già nel 1958 registrando valori di 316 ppm. Oggi si è arrivati alla soglia dei 400 ppm con un tasso di crescita passato dai 0,7 ppm/anno degli anni ’50, ai 2,1 ppm/anno attuali. Per meglio comprendere questa crescita si pensi che nelle ere passate storicamente, l’aumento di soli 10 ppm di CO2 aveva richiesto 1.000 o più anni! Come affermano numerosi studi internazionali, a questa crescita esponenziale di CO2 corrisponde un’alterazione del clima e in particolare un crescita della temperatura globale. Secondo il rapporto IPCC, dall’inizio del XX secolo la temperatura media del pianeta è cresciuta di 0.89 °C, mentre il livello del mare è cresciuto in media di 19 cm. L’appello che emerge a livello mondiale è quello di fermare questa crescita!

Per fare ciò ci vengono in aiuto altri indicatori ambientali quelli che in maniera preventiva ci informano sugli impatti che generiamo. Un esempio è la Carbon Footprint, l’impronta di carbonio che le nostre attività rilasciano nell’atmosfera, grazie alla quale sappiamo ad esempio che 1 kg di carne di manzo produce circa 13,3 kg di CO2eq, tanto che se una famiglia di 4 persone rinunciasse alla carne una volta alla settimana, sarebbe come se non usasse l’auto per 3 mesi! E’ importante sapere che molto spesso le emissioni non sono dovute solo ai processi produttivi industriali, ma anche a tutte le attività che sono a monte e a valle della produzione. L’estrazione di materie prime che servono per un prodotto, i trasporti, l’energia e le risorse utilizzate, la fase d’uso e di manutenzione di un prodotto e anche il fine vita, ossia i rifiuti, sono fonti di emissioni. La carbon footprint calcola le emissioni di CO2 equivalente in tutto il ciclo di vita. Tra i settori maggiormente responsabili delle emissioni vi sono l’alimentazione, i trasporti e i consumi domestici. Capiamo quindi che davvero le nostre azioni possono fare la differenza. Impariamo quindi a leggere le etichette dei prodotti che acquistiamo, a scegliere mezzi di trasporto meno inquinanti, ad adottare uno stile di vita sostenibile.

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