UN MESE IN GIARDINO: NOVEMBRE

Commenti e riflessioni del Maestro Giardiniere.

di Carlo Pagani

I colori dell’autunno si affievoliscono e le infuocate foglie del Liquidambar iniziano la loro caduta lenta adagiandosi sul prato in silenzio. L’esercito delle rondini ha ripreso la via del ritorno dopo uno schieramento sui cavi elettrici degno del primo reggimento di cavalleria. In pratica la natura pare abbassare le tapparelle e rinchiudersi sotto tappeti di foglie in attesa dei futuri tepori di una primavera col pensiero di dover sopportare nevicate e ghiaccio per lunghi mesi. Le foglie, già queste benedette d’estate quando fa caldo e ci riparano dal sole e maledette d’inverno perché sono da raccogliere. Certamente se facciamo qualche considerazione sul beneficio che ci garantiscono attraverso la fornitura di ossigeno e l’assorbimento dell’anidride carbonica, un piccolo sacrificio per la raccolta d’inverno è sacrosanto e doveroso. Per chi ha la fortuna di possedere un piccolo orto, lo smaltimento diventa un arricchimento del suolo sotto la vangatura. Le foglie interrate con una distribuzione in superficie di farina d’ossa umidificano il terreno nel migliore dei modi. Per chi dispone nel giardino delle classiche bordure con erbacee perenni da fiore, le foglie rimanenti possono costituire un ottimo riparo per le ceppaie. Anche il frutteto ha ceduto i suoi frutti migliori, ormai i kaki, nespole, mele e pere invernali sono nella dispensa e questo giustifica la soddisfazione che arriva al seguito di una estate di lavoro. Non è così per l’orto che continua imperterrito nella sua produzione di ortaggi invernali. Nella dispensa entrano anche le carote e le barbabietole da orto interrate nella sabbia o nella torba nelle casseruole di polistirolo del pescivendolo, accanto anche il sedano rapa. Cavolfiori e verze rimangono nell’orto per essere raccolti man mano servono in cucina così come le cicorie a palla di Verona o le indivie e scarole imbiancate e croccanti. Ma torniamo al giardino e alle sue necessità che non sempre corrispondono alle abitudini della nostra amica signora Maria. Per quanto le si dica che la concimazione a rose ed arbusti mediante la distribuzione di farina d’ossa e cornunghia si esegue in questo mese, proprio non ne vuole sapere. Le si spiega che questo consentirà alla pioggia e alla neve attraverso la penetrazione nel terreno di far scendere il liquame impregnandolo e consentire l’alimentazione delle radici capillari con i primi tepori della primavera. Lei non vuole sentire ragioni. Continua imperterrita ad aspettare la primavera convinta che quello sia il momento migliore per la concimazione. D’altronde per lei le abitudini sono Vangelo, difficile smuoverle un po’ come insegnare ad un cammelliere del deserto di guidare una mietitrebbia, convincerla rimane comunque l’obiettivo del maestro giardiniere!

LA PIANTA VEDETTE

Si tratta dell’Arbutus unedo meglio conosciuto come corbezzolo. Pianta arbustiva, una delle poche che fa coincidere la maturazione dei frutti con la fioritura. La si trova spesso catalogata come pianta mediterranea ma come per gli ulivi ormai entrati a far parte di tutti i giardini del nord, anche il corbezzolo si è adeguato al cambiamento climatico. Da posizionare come pianta focale per la sua forma e carattere o miscelata in siepe mista, rimane un sempreverde di grande effetto. Solo le gelate in anticipo, consistenti ma soprattutto persistenti, possono danneggiare la fioritura quindi compromettere la fruttificazione.

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