Plastica? No grazie!

Più di 1 anno senza acquistare plastica, il racconto di chi ci sta riuscendo… e non tornerà indietro! Marina Berro è la fondatrice della compagnia teatrale “Il Melarancio” di Cuneo, ci racconta quanto sia stato difficile, ma non impossibile scegliere e vivere plastic free. Curiosi di imitarla? Affidatevi al vetro, all’autoproduzione e, soprattutto, alla pazienza, la nostra Madre Terra ringrazierà!

“Credo e spero che siate sommersi di esperienze di vita sostenibile da pubblicare, intanto vi racconto la mia, sperando di contagiare altre persone. Ho da poco compiuto 1 anno e 1 mese di acquisti no plastica. Non facile, antenne sempre dritte, ma esperienza davvero interessante. Vivere senza plastica? Impossibile! Non acquistare plastica? Possibilissimo! Necessarie: pazienza, voglia di sperimentare soluzioni alternative, voglia di spiegare cosa si sta facendo (e anche il negoziante più restio cede le armi), cambio di abitudini e rinunce, queste sì, e non poche… Attualmente sto andando in qualche scuola a raccontare la mia esperienza, mi sto documentando maggiormente con libri e articoli, e ho incontrato gruppi di persone interessate al contagio.
Ho smesso di demonizzare la plastica e ne riconosco “la preziosità” in tante circostanze, quello che ovviamente non funziona è l’uso, l’abuso, il bisogno indotto dalle grandi industrie.

Alcuni esempi concreti nella mia vita?

-ho fatto una mappatura dei negozi della mia città in cui “posso” acquistare, negozi disponibili a mettere le cose nel vetro che porto io, o negozi che vendono prodotti alimentari sfusi;

-ho riempito la dispensa di barattoli di vetro anche perché è bello e trasparente;

-sono riuscita a fare piccoli regali plastic free (spazzolini da denti di bambù e altre piccole cose);

– tengo in auto una borsa con contenitori di vetro di vario tipo per le emergenze e le spese improvvisate, diversamente, se pianifico la spesa, mi attrezzo prima;

-rinuncio a tante cose, piccole e meno piccole, a volte a cuor leggero a volte un po’ meno… ma questo fa parte del gioco;

-zero acquisti nei supermercati se non in vetro (unica eccezione carta igienica confezionata in mater –bi);
-annullamento totale di prodotti acquistati per l’igiene personale. Alternative: acqua, olii vari come struccanti e idratanti (oliva, canapa, borraggine, cocco, rosa mosqueta, etc.), dentifricio, shampoo fai da te.

-annullamento totale di prodotti acquistati per l’igiene della casa e della biancheria: le alternative sono aceto, bicarbonato e sapone di Marsiglia;

-formaggi acquistati con contenitore di vetro sempre appresso;

-bottiglia in vetro dentro calzino di spugna e bicchiere in alluminio sempre nello zaino;

-acquisto prodotti a km0 e praticamente nulla di confezionato nell’industria alimentare;

– in vacanza? Anche qui borse di stoffa, contenitori in vetro, piatti, bicchieri, posate lavabili per le varie occasioni nelle feste paesane qui e là;

-il gelato da portare a casa? Anche quello in un magnifico contenitore di vetro che il gelataio mi riempie orgoglioso di essere l’unico della città ad aver “ceduto”.

Unico ambito in cui riesco a fare poco o nulla: quello farmaceutico, la plastica abbonda ogni dove e purtroppo in questo momento non posso farne a meno.

Anche al lavoro non è facile vivere senza plastica… ed è l’ambito in cui faccio qualche deroga.

Non mi nascondo dietro il mater- bi, cerco di evitare al massimo anche quello, non credo che sia buona cosa passare a ettari di monocoltura di mais per produrlo anche se in questo momento sembra sia l’unica alternativa possibile.

Giorno dopo giorno mi rendo conto che non acquistare plastica è un vero e proprio impegno, ma ho cominciato prendendolo come un gioco e non mollerò! In rete ho trovato tanti racconti di persone che hanno fatto scelte simili alla mia, questo mi ha aiutato e può aiutare anche chi mi sta leggendo ora a provarci. Partite! Provate con 1 mese, poi 3, poi, come è successo a me… più di 1 anno!” Marina Berro – marina.berro1@gmail.com

Tutta la vita di Marina è improntata all’ecologia e al rispetto per l’ambiente. Appena possibile si muove a piedi o in bicicletta, in estate e in inverno, è vegetariana, consuma preferibilmente cibi biologici e a km0 e non ha la televisione. Sua figlia, che adesso ha 21 anni e vive fuori città, è cresciuta senza cibi confezionati, con giochi autocostruiti o usati, abiti passati da amici e conoscenti, tra libri e tournée respirando l’atmosfera magica del teatro. Il sogno di Marina è di creare un cohousing dove vivere condividendo pensieri e azioni con altre persone.

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2 commenti

  1. Interessante questa testimonianza. Quello che non riesco a digerire è perché gli spazzolini di bambù costino ben 7/8 Euro l’uno e gli alimenti sfusi costino più del doppio di quelli confezionati. Sembra che in questo Paese chi desidera liberarsi della plastica, ecc. venga sempre penalizzato pagando le cose e gli oggetti molto di più del loro valore. Invece sono proprio gli oggetti e gli imballi in plastica che dovrebbero venire tassati oltre ogni dire, per i costi alti pagati dall’ambiente e per un corretto smaltimento !

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