Filtri solari fisici nelle creme per proteggere i coralli e la biodiversità

di Flaminia Smorto

D’estate le occasioni e la voglia di godersi un po’ di sole aumentano. I benefici della luce solare sono molti, ma proteggere la pelle, il nostro organo più esteso, è essenziale.

Come farlo in modo ecologico?

Recenti studi hanno rivelato che svariate sostanze chimiche contenute nei classici solari sono fortemente nocive per l’ecosistema marino. A soffrire, in particolare, sono pesci, meduse, alghe e, soprattutto, i coralli, che subiscono un processo di sbiancamento e non riescono a svilupparsi correttamente. Se pensiamo che ogni anno vengono disperse nei mari circa 14.000 tonnellate di crema solare, l’uso di un prodotto eco-friendly diventa una scelta di protezione del nostro pianeta.

Optiamo, allora, per un filtro di tipo fisico e non chimico.

Forse non tutti sanno, infatti, che le creme solari possono funzionare secondo due diversi meccanismi di protezione dai raggi UV.

I filtri chimici sono sostanze di sintesi, in grado di catturare parte dei raggi solari, la cui energia viene poi rilasciata sotto forma di calore. Sebbene efficaci e più economici, questi filtri sono accusati di esser nocivi per la biodiversità. Ne fanno parte l’ossibenzone e l’octinoxate, banditi recentemente da Hawaii e Caraibi, proprio per proteggere la barriera corallina.

Più “green” sono invece i filtri fisici. Si tratta di particelle minerali che, in virtù della loro opacità, riescono a riflettere i raggi solari. Un po’ come uno specchio, proteggono la pelle respingendo gli UV, senza intrappolarne il calore. I principali in commercio sono il noto ossido di zinco, utilizzato per le sue proprietà lenitive contro gli arrossamenti da pannolino, e il biossido di titanio. La loro efficacia è comprovata, tanto che entrambi sono annoverati dal Regolamento Europeo sui cosmetici tra le protezioni solari.

Queste sostanze, oltre ad esser meglio tollerate dalla cute, sono quasi sempre presenti nelle creme al naturale e sono pertanto più amiche dell’ecosistema marino.

Facendo attenzione a preferire, inoltre, quei solari privi di parabeni e non ridotti in nanoparticelle, ci assicuriamo di proteggere la nostra pelle in modo ancora più sostenibile.

Un ultimo gesto di consapevolezza, è quello di non gettare le vecchie creme, ma di impiegarle in modo alternativo, ad esempio per pulire pellame o metalli, cimentandoci così nel Ri-uso, una delle tre “R” che, con il Riciclo e la Riduzione, possono salvare il pianeta.

 

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