Ragazzi da Nobel

di Silvano Ventura – direzione@viveresostenibile.net

“Trovo le persone piuttosto bizzarre, in particolare quando si tratta di sostenibilità, con tutti che parlano del cambiamento climatico come di una minaccia alla nostra vita e poi si comportano come se niente fosse.” Greta Thunberg

Sono passati solo una manciata di mesi dal giorno nel quale una ragazza svedese di soli 15 anni, ha iniziato a presidiare il parlamento svedese, armata di cartello nel quale annunciava il suo personale sciopero dalla scuola, per protestare contro l’inettitudine dei politici nel fare fronte al cambiamento climatico. Le sue parole e il suo esempio, hanno ispirato il movimento globale #fridaysforfuture, che ha portato nelle piazze di tutto il mondo, milioni di ragazzi, finalmente coinvolti nel ripensare al loro futuro.

Decenni di lotte ambientaliste, centinaia di libri, interviste, dibattiti e convegni di specialisti, professori, ecologisti e climatologi, ben poco sono riusciti a smuovere nella coscienza e nei comportamenti collettivi.

Anzi, nell’epoca di Trump (e di tanti altri “negazionisti” come lui), è diventato divertente e politicamente scorretto, negare il surriscaldamento del pianeta, finanche ironizzare sul clima e sulle sue conseguenze.

E’ servito il giovane viso, le trecce, lo sguardo austero e determinato di questa adolescente, per mobilitare il mondo su un problema così dibattuto, risaputo, ma al tempo stesso negato e disatteso.

Sono già molti che si chiedono “cosa ci sarà dietro questa ragazzina”? Personalmente ritengo che il suo volto, la sua giovane età, la sua determinazione, il suo modo di parlare schietto e diretto, abbiano incarnato il prototipo ideale per la comunicazione contemporanea. La protesta è stata “virale” e i social, sono stati i propagatori ideali del contagio. Poi ci hanno pensato TV, radio e giornali a far diventare “universale” il movimento.

Questi ragazzi, figli della nostra generazione che, almeno nella nostra parte del Pianeta ha avuto tutto, forse non hanno le idee chiare su tante cose, ma di sicuro sentono di avviarsi verso un futuro incerto, in una terra instabile, dove le risorse sono sempre più in mano a pochi dai quali dipendono le sorti di moltitudini di persone. Sentono l’ingiustizia e vogliono un cambiamento reale e profondo.

I ragazzi ci chiedono di essere ascoltati e che si faccia qualcosa ora, perché sarà tardi quando loro avranno l’età per decidere e dirigere.

Ci chiedono di essere coraggiosi nelle nostre scelte e di abbandonare il profitto “ad ogni costo”, di essere coerenti e di insegnare loro come fare, con l’esempio e non con le prediche.

Le cose da fare, le sappiamo da tempo. Ora è il momento che la responsabilità individuale delle nostre azioni quotidiane, diventi anche gesto politico. Che le azioni delle persone e delle aziende, trovino riscontri nelle leggi e nei regolamenti che devono penalizzare quelle attività che danneggiano l’ambiente, oltre a incentivare le attività virtuose e sostenibili.

Loro, i nostri figli, hanno il diritto/dovere di scioperare, di essere incazzati, di chiedere riscontro a noi dello stato del pianeta, delle ingiustizie sociali, delle migrazioni di massa causate da guerre per lo sfruttamento delle risorse e dalle conseguenze del cambiamento climatico.

La ricetta per un futuro migliore e sostenibile, è una sola! Ed è di quelle indigeste, che non procurano né voti, né facili consensi. Dobbiamo consumare meno e sprecare zero!

Altro che aumento del PIL e sviluppo infinito! E dobbiamo farlo noi, adesso e insegnarlo ai nostri figli.

La nostra responsabilità di cittadini, prima che di consumatori, è quella di dare una logica coerente nelle nostre scelte. Abbattiamo tutti i nostri sprechi, ad iniziare da quello alimentare.

Adeguiamo il nostro stile di vita a una sobrietà che è un gesto di civiltà e di rispetto per le persone, il pianeta e le comunità.

Re-impariamo a fare (l’orto, a cucinare, a cucire, ecc.). Leggiamo, informiamoci e studiamo. Socializziamo, incontriamoci, parliamo, condividiamo. Scambiamoci favori e oggetti che non ci servono più. Andiamo più in bici e in autobus, lasciando l’auto in garage. Mangiamo meno carne. Auto-produciamo una parte (anche piccola) del cibo che consumiamo. Mangiamo prodotti biologici, più possibile del territorio e di stagione. Condividiamo quei beni che usiamo saltuariamente, come gli utensili e le attrezzature. Informiamoci su come installare o usare energia rinnovabile e su come usufruire dei benefici previsti dalla legge. Attiviamoci per abbattere i consumi energetici della nostra abitazione. Non sprechiamo l’acqua.

In questo modo, oltre che un risparmio economico, ricostruiamo legami personali, di fiducia e comunità. Usciamo dalla paura che ci governa, incontriamoci, manifestiamo insieme ai nostri ragazzi e diamo loro una speranza concreta con le nostre azioni.

Da anni mi occupo di ambiente e di comunità. Sono stato in piazza a manifestare insieme a tanti ragazzi dell’età dei miei due figli (27 e 17 anni). A loro e a tutta questa generazione di giovani, dedico il mio impegno di questi anni con commozione, fiducia, gioia e speranza.

 

 

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