Cibi e cambiamento climatico

di Francesca Cappellaro, ricercatrice in Transizione sostenibile ed economia circolare

Lo scorso 8 ottobre è stato pubblicato l’ultimo Rapporto dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico. Da questo report dettagliato di 250 pagine, cui hanno collaborato più di 90 autori, emerge drammaticamente come non si sia arrestata la tendenza alla crescita della temperatura media globale. Con questi ritmi entro il 2030 si arriverebbe a un aumento globale di 1,5°C, valore che l’Accordo di Parigi aveva ipotizzato per il 2100. La causa principale di questi scenari sono le attività umane che determinano emissioni di gas a effetto serra, come la CO2, responsabili del surriscaldamento globale. Se non riusciremo a diminuire drasticamente queste emissioni, le conseguenze saranno irreversibili: dalle estati senza ghiaccio nell’oceano artico all’acidificazione degli ambienti marini, dalla desertificazione di molti Paesi tra cui l’Europa meridionale a inondazioni e uragani che colpirebbero Asia, America ma anche i paesi europei. Dobbiamo invertire drasticamente la rotta. Ma come fare? Anche se non sembra, molto dipende da noi e dalle nostre piccole scelte quotidiane. Dietro ai prodotti che acquistiamo, ci sono infatti importanti impatti che causano l’aumento della CO2. Ad esempio, la produzione di alcuni alimenti è causa del disboscamento di grandi polmoni verdi come le foreste tropicali. Una recente risoluzione del Parlamento europeo individua sette prodotti che sono all’origine della distruzione di molte foreste: olio di palma, gomma, soia, granoturco, cacao, caffè e carne bovina. Molti produttori di questi alimenti hanno convertito ampie aree forestali in terreni agricoli o per l’allevamento intensivo di bestiame. Come ben sappiamo, questi prodotti sono quotidianamente presenti sulle nostre tavole e il loro livello di consumo e di importazione ci rende tutti responsabili della deforestazione a loro correlata. Molte foreste come quelle tropicali sono importanti serbatoi che trattengono e assorbono l’anidride carbonica, contribuendo in maniera importante all’abbattimento delle sue emissioni globali in atmosfera. La deforestazione contribuisce quindi in maniera significativa all’incremento dei gas serra nell’atmosfera. Secondo l’europarlamento, il disboscamento causa emissioni che superano quelle generate dal trasporto auto. Occorre allora orientare i nostri acquisti verso prodotti più sostenibili che non procurino rischi per le foreste. Per fare ciò, è utile informarsi sul paese d’origine del prodotto che acquistiamo e su tutta la sua catena del valore, per una maggiore tracciabilità di tutto ciò che avviene a monte e anche a valle della produzione. Occorre privilegiare prodotti che garantiscano una deforestazione zero e che riducano le emissioni di CO2. E’ un passo per la transizione e per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e le sue preoccupanti conseguenze.

 

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Un commento

  1. La ricetta? Semplice ma irrealizzabile! Ridurre drasticamente lo spazio di mercato della grande distribuzione, ridurre drasticamente gli scambi commerciali internazionali delle derrate alimentari e dei prodotti finiti, organizzare le produzioni primarie in distretti di produzione-consumo con prezzi “garantiti” per quelli di prima necessità, tornare ad un rapporto diretto produttore-consumatore, evitando i costi di intermediazione…. Una rivoluzione impossibile! Cordialmente, Luca Bartolucci, Casalfiumanese (BO)

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