UN MESE IN GIARDINO: GENNAIO

Commenti e riflessioni del maestro giardiniere

di Carlo Pagani

Per un giardiniere di vecchio corso come me, il mese di gennaio non significa riposo per il terreno spesso impraticabile, ma ogni giornata che il tempo consente è buona per farsi avanti con i lavori. Già  a dicembre ho rasato con il decespugliatore la vegetazione rinsecchita delle erbacee perenni lasciandole sul posto a copertura delle ceppaie per consentire loro un riparo dal gelo. La terra in questo mese è spesso indurita dalle gelate del primo mattino, una buona occasione per distribuire la farina d’ossa sia sul terreno già predisposto per l’orto che ai piedi del frutteto. Il bosco sembra in letargo ma sotto le foglie rinsecchite delle querce iniziano a spuntare i primi Iris danfordie  con i loro fiori gialli e nelle radure si intravvedono già le bocciolature del Galnthus nivalis quelli che la nonna chiamava bucaneve. I pettirossi numerosi in questo periodo razzolano tra le foglie in cerca di cibo finendo con il ritrovarsi tutti sotto l’enorme olmo ormai avviato a ristorante a 5 stelle. Di fatto ogni mattina passo a distribuire  mezzo kg di cereali misti e il tritame di pane secco che il mio fornaio sponsor ufficiale dell’operazione “salviamo i passeri del maestro giardiniere” provvede previo logo appeso ai rami. Tra il convivio con questi piccoli amici volatili e l’attività ordinaria  il lavoro continua. Le giornate tendono ad allungarsi giorno dopo giorno e non par vero di poter rimanere qualche decina di minuti in più  a tagliare i vimini  e farne legacci per la potatura della vite. Metodi d’altri tempi, oggi si preferisce l’uso dell’odiosa  plastica purtroppo indistruttibile anche dopo la sua funzione a svantaggio dei vimini che terminata l’annata diventano sostanza organica. Piccole attenzioni di un vecchio giardiniere di fine ottocento verrebbe da dire ma proprio per questo con un occhio proiettato al futuro. Essere capaci di vedere la vita straordinaria della natura e poterla raccontare a chi non ha occhi per vederla è diventata quasi una missione. Gennaio è anche il mese che dedico maggiormente  a questa attività di incontri, conferenze su e giù per l’Italia, un lavoro da cantastorie o giullare in giro a raccontare come si fanno talee o si fanno le semine anticipate. Trasmettere passione e una visione della natura distante da quella trasmessa dalle riviste o sedicenti predicatori mediatici. L’ottimismo è sempre stato il mio miglior consigliere e anche in questi giorni se la stagione decide diversamente dai miei progetti, penso che alla fine la natura sarà d’accordo con lei. Se piove ne godrà il terreno e scioglierà la farina d’ossa distribuita nell’orto, se nevica maturerà il terreno, se ci sarà il sole potrò iniziare la potatura nel frutteto. Questo è gennaio e lo accetterò come vuole lui, spoglio senza foglie ma con i rami rossi del sanguinello magari sulla neve a ricordarmi che anche l’inverno è natura.

LA PIANTA VEDETTE

Dopo aver accennato alla bellezza dei rami rossi del sanguinello (Cornus sanguionea) non rimane che far veder la più eclatante specie di questo genere. Si tratta del Cornus alba ‘Elegantissima’. Nel periodo invernale si spoglia del suo fogliame brillante variegato in bianco e lascia intravvedere i suoi rami rossi incandescenti. L’arbusto che mediamente supera di poco il metro vive preferibilmente in zone di mezz’ombra e terreni freschi un po’ come i salici.  Come loro necessita di una potatura invernale radente, un rinnovo puntuale  di vegetazione che gli consentirà lunga vita.

 

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