Intervista a Letizia Espanoli, Sente-Mente®

Abbiamo incontrato la vulcanica Letizia Espanoli, creatrice di Sente-Mente®, bellissimo progetto diffuso in tutt’Italia per un approccio diverso alla malattia mentale, e non solo!

Maddalena: Allora Letizia, raccontaci da dov’è nata questa idea di Sente-Mente® e di questo percorso così importante per affrontare anche tematiche che tanti tendono un po’ a lasciare nel dimenticatoio.

Letizia: Io penso che Sente-Mente® sia stato per tanto tempo in un’incubatrice di profondo dolore, di profonda indignazione. Faccio il mio mestiere da trent’anni e con l’esplosione delle demenze – ma anche con l’aumento della vita, che è anche diventato l’aumento della cronicità della vita – credo che negli ultimi 15 anni (in Italia soprattutto) sia esploso un modello sempre di più assistenziale che ha portato l’attenzione sul corpo, su quelli che consideriamo i bisogni primari e si è dimenticato di tutto il resto. Quando si entra in una struttura per anziani capita spesso di vedere persone che sono abbondantemente sedate oppure si scopre che nella non autosufficienza e tra le persone che convivono con la demenza, si hanno delle percentuali altissime di persone contenute. E’ evidente che se si sceglie di fare questo lavoro è perchè si sceglie la vita, si sceglie di fare la differenza, di essere una scintilla che crea possibilità per queste persone. Oltre agli anziani in queste condizioni, trovavo anche operatori ormai sfiniti e disumanizzati perchè se si valutano per la velocità con la quale hanno rifatto i letti stamattina o hanno fatto le igieni è evidente che il sistema mette il focus sul fare e non sull’essere. Viaggiavo in autostrada e improvvisamente è nata questa intuizione: “Sogno una cartina d’Italia con tante bandierine e per ognuna ci sarà una persona che saprà fare la differenza”.

M: A quante bandierine si è arrivati dopo diversi anni?

L: Con questo settembre siamo a 80 bandierine in tutta Italia!

M: Complimenti, bandierine di sorrisi

L: Bandierine di sorrisi, di dignità, di possibilità, bandierine di persone che si sono formate alla Sente-Mente® School, che hanno fatto il corso del Sente-Mente® Training e che sono diventate FELICITATORI. I fecilitatori del Sente-Mente® sono le persone che s-velano, tolgono i veli alla possibilità, alla bellezza che c’è. Ci siamo presi la responsabilità di creare il primo modello culturale italiano che fosse capace di guardare alla demenza non come a una malattia neuro-degenerativa per la quale quando arriva tutto finisce, ma immaginando una diversa narrazione, che inizi anche a immaginare parole diverse: posso dire che lui è un demente, che loro sono gli Alzheimer oppure posso dire che Giovanna con-vive con la malattia di Alzheimer.

M: Parlami meglio dell’importanza delle parole.

L: Le parole sono tutto. Il vocabolario socio-sanitario degli ultimi 15 anni è denso di parole aride, che congelano volutamente la relazione e che sono tutte improntate sul fare. Si parla di malattia e non di possibilità, si parla di disturbi del comportamento e non di comportamenti speciali, si parla di diagnosi come di una gabbia che in qualche modo diventa la profezia che si autodetermina rispetto a ciò che potrebbe accadere ma non si menziona invece tutto quello che ognuno può fare per costruire la vivibilità nella sua malattia. Penso che tutte le rivoluzioni abbiano bisogno di parole nuove. Quando si cambia una parola, si squarciano nella mente nuovi scenari di possibilità. Se io dico che lui è un demente, vuol dire che a un certo punto nella mia mente creerò l’idea che lui non capisce niente anche se gli parlo. Se io dico che è una persona che con-vive con la demenza, gli riconosco la sua essenza di persona e gli riconosco l’idea che lui convive con la mattia, lui NON è quella malattia! La lingua italiana porta a dire: “Io sono un malato di Alzheimer, io sono un malato di sclerosi”. La malattia non può diventare l’identificazione rispetto all’identità!

M: Ho visto che parli spesso di emozioni.

L: il dramma di questi anni, che noi in Sente-Mente® sentiamo molto forte, è che si tende a costruire una narrazione attorno alle emozioni che sta portando a pensare che le emozioni normali siano una malattia: emozioni che gli esseri umani provano e che sono in qualche modo l’apoteosi della fragilità, ma che sono anche il campo all’interno del quale nasce la meravigliosa possibilità di essere. Se una persona che convive con la demenza si arrabbia perchè qualcuno si è seduto sulla sua poltrona, nel 90% delle strutture italiane ci sarà qualcuno che scambia la sua rabbia per un disturbo del comportamento e se quella persona ha una terapia al bisogno probabilmente ci sarà qualcuno che gliela somministrerà perchè non si è più in grado di riconoscere le emozioni come elemento fondamentale della propria espressività e linguaggio. Attraverso le emozioni ti dico dove sono, ti dico come sto. Un elemento fondamentale è capire che anche gli operatori provano emozioni e che è stato devastante insegnare a generazioni di professionisti socio-sanitari la distanza terapeutica, perchè in realtà abbiamo costruito delle mura per difenderci dalla sofferenza delle persone di cui ci prendiamo cura, senza renderci conto che all’interno di quelle mura ci siamo murati vivi! E’ nella relazione che si troverà l’antidoto allo stress lavorativo. Se un infermiere farà solo clisteri o erogherà solo terapia è evidente che dopo dieci anni sarà sfinito. Sente-Mente® non è solo una voce per raccontare a chi è malato e alle famiglie in modo diverso nuovi scenari rispetto alla malattia, e quindi rispetto alla vita, ma è anche un modo per ripartire dagli operatori, dalle organizzazioni socio-sanitarie. Lavorare sull’allenamento alla resilienza, alla gratitudine, al perdono diventano elementi che condizionano la salute e il benessere delle persone. Noi oggi sappiamo che se alleniamo gli operatori a giocarsi un diverso kit di capacità di relazione e di cura, siamo in grado di invertire anche i costi del burn out socio-sanitario. Arrivare oggi in un struttura per anziani con il Sente-Mente® modello significa mettere in pratica un modello organizzativo terapeutico che porta l’organizzazione nell’arco di 2/3 anni a sviluppare la capacità di creare benessere per l’intera triade terapeutica: residenti, familiari e operatori.

M: Ottimo! In provincia di Bologna ci sono delle strutture che hanno sposato questa filosofia, questo metodo?

L: Assolutamente sì, abbiamo due strutture che da circa due anni stanno camminando insieme con noi e ne abbiamo altre in partenza. Sono la Casa di Accoglienza Beata Vergine delle Grazie in centro a Bologna, è una cooperativa sociale con la quale già da due anni abbiamo iniziato l’implementazione del Sente-Mente® modello e la Casa di Riposo Istituto Sant’Anna e Santa Caterina che è una struttura che è partita con il progetto molto bello di educare alla felicità, abbiamo fatto 9 giornate formative e continueranno.

M: Ho letto dei sette pilastri, ci racconti qualcosa? Si parla anche di contatto, di risata…

L: Il primo pilastro è “La vita non finisce con la diagnosi”: le persone che convivono con la demenza sono persone che provano emozioni, tutte, esattamente come noi; ma sono anche persone che sentono le emozioni di coloro che stanno loro vicino. Questa è un’abilità che è straordinaria perchè in qualche modo dice che non è vero che quella persona è finita ma è vero che lì dentro esiste. Lo abbiamo chiamato un nocciolo vitale con il quale noi possiamo continuamente interagire e uno degli elementi del Sente-Mente® è quello di avere felicitatori su tutto il territorio nazionale che attivano i Sente-Mente® laboratori: gruppi di 12 incontri per 2 ore rivolti ai care givers e ai familiari in cui i partecipanti diventano sempre più capaci di creare relazioni significative.

Il secondo pilastro è la psicologia positiva che afferisce a tutti gli studi di Martin Seligman e dei tantissimi studi che recentemente sono usciti riguardo al valore della gratitudine, della curiosità, del perdono, su come concretamente allenare la resilienza e la felicità. La psicologia positiva è riuscita a farci comprende che si può andare oltre i propri limiti, oltre il proprio carattere: semplicemente si possono allenare quelle capacità che consentiranno un domani di sostare nel dolore con molti più strumenti. La psicologia positiva non dice di ridere sempre, ma allena quelle capacità umane che consentono di passare i diversi tsunami che la vita bene o male farà passare a tutti.

Il terzo pilastro è il con-tatto. Quando ne parliamo intendiamo per esempio quello visivo: oggi ci sono professionisti socio-sanitari che non guardano più negli occhi le persone di cui si prendano cura e questo è drammatico perchè la relazione inizia anche dallo sguardo ma paradossalmente fino a quando tu non mi guardi negli occhi io non esisto. Poi c’è il contatto inteso come garbo, gentilezza: su questo stiamo lavorando tantissimo perchè abbiamo scoperto che la gentilezza organizzativa può diventare un principio basilare del processo della cura: se il direttore inizia a essere gentile probabilmente scatena processi di gentilezza, è contagioso. E poi c’è il contatto che è il risultato di una mano che si appoggia e di questa strepitosa sensazione tattile che però è reciproca e qui si apre il contatto come possibilità. In questi anni in nome della prevenzione dei rischi si sono fatti indossare al personale socio-sanitario i guanti molto di più di quanto non sia realmente necessario per la protezione del rischio. Se un operatore porta a passeggio un anziano in giardino tenendolo per mano con i guanti di lattice c’è qualcosa che non sta funzionando.

Poi abbiamo la risata incondizionata terapeutica: dobbiamo tornare alla leggerezza e allenarci a consentire alla nostra mente, che è spesso turbata da una mole infinita di pensieri, di creare delle oasi di sospensione di pensiero, perchè è solo lì che il nostro pensiero si rigenera, che troveremo la culla per la nostra creatività. La risata fa parte di questa parentesi all’interno della quale noi troviamo sosta. Quando insegniamo questa possibilità agli operatori – ma moltissimo anche ai familiari – e questi iniziano a utilizzarla, diventa un piccolo salvavita. E’ una risata che non deride, ma che è occasione per prendere forza per attraversare il dolore.

L’altro pilastro è la connessione mente-corpo, corpo-mente. Ci piace ricordare che Cartesio è morto: “Tu non sei un uomo perchè pensi, ma tu sei uomo perchè senti” e ci piace togliere il primato della mente quando il pensiero si frantuma. Se prendiamo per vera la frase “Cogito ergo sum” questa porta a dire in caso di demenza “Se io non penso non sono più”. Se è vero, come abbiamo detto un attimo fa, che le persone con demenza sentono e provano emozioni questo vuol dire che io posso esistere fino al mio ultimo respiro e allora il paradigma non è più “Cogito ergo sum” ma diventa “Sento ergo sum”.

Il sesto pilastro è quello dei comportamenti speciali: per molto tempo nel nostro Paese abbiamo immaginario che l’aggressività fisica e verbale, la rabbia, il vagabondaggio, l’ansia fossero in qualche modo sintomi di malattia senza renderci conto che invece potrebbero essere linguaggio. Se una persona non ha più, a causa della sua malattia, la possibilità di esprimersi è evidente che potrebbe comunicare attraverso qualche comportamento che se si guarda da fuori sembra un disturbo o un comportamento disadattivo, ma se cui si mette un attimo nei suoi panni probabilmente si capisce che il suo vagabondare forse è il segnale che in quell’ambiente non ci sta bene. Il mondo socio-sanitario è diventato sempre più bravo a mettere etichette: “Il bambino ha il disturbo del comportamento, il bambino è disadattato” però siamo diventati sempre più incapaci di proporre occasioni di benessere, di bellezza, di possibilità di fare accadere la vita.

Con Letizia c’è anche Monica Manzoni, neuropsicologa e felicitatrice di Castel San Pietro Terme (BO). E’ lei che ci racconta del settimo e ultimo pilastro.

Monica: Il settimo e ultimo pilastro è un contributo che arriva dall’America, dall’Istituto Heartmath che convoglia gli studi dei neurocardiologi, psicologi e tutti i professionisti che si occupano di studiare il cuore non da un punto di vista tradizionale, ma guardando i collegamenti che il cuore ha con il cervello e reciprocamente che il cervello ha con il cuore. Questi studi hanno dimostrato che il cuore, che noi solitamente siamo portati a considerare solo una pompa che lancia il sangue in giro per il corpo, in realtà è un potente generatore di campo elettromagnetico e quest’ultimo si irradia a una certa distanza dal corpo che raggiunge le altre persone anche se non si toccano. Il mio campo del cuore e il tuo in questo momento si stanno parlando. Quando ho scoperto questi studi grazie a Letizia ho capito perchè quando ero nelle strutture per anziani e c’erano alcuni operatori in turno alcune persone che lì vivevano erano continuamente agitate e irrequiete. Quando arrivava il cambio turno magicamente le stesse persone diventavano serene e stavano in cerchio con gli altri operatori e non trovavo una spiegazione.

M: E’ una consapevolezza importante da acquisire

Monica: Sì, soprattutto perchè il campo che il cuore genera non è casuale o automatico ma puoi agire volontariamente per creare un campo elettromagnetico attraente per le altre persone attraverso uno specifico esercizio che hanno elaborato dall’istituto di Heartmath che si chiama: esercizio di coerenza cardiaca. In 5 minuti ogni persona è in grado di portare il proprio cuore in uno stato di coerenza. Questo è benessere sia per chi è intorno, perchè riceve questi messaggi positivi, ma soprattutto è positivo anche per la salute della persona stessa perchè un cuore in uno stato di non coerenza è un cuore potenzialmente a rischio di malattia.

M: Letizia, parlaci dei Giorni Felici

L: Sente-Mente® è nato nel 2014, quest’anno abbiamo dato vita a un’esperienza molto bella che è stata la nascita dell’hashtag #GiorniFelici. Abbiamo fatto pubblicare 1000 copie di un’agenda, abbiamo dato la possibilità a un gruppo di persone di essere tutte insieme in un gruppo chiuso di facebook e ogni settimana queste persone vengono allenate alla positività, alla bellezza, alla felicità e ci siamo resi conto che queste persone sono incredibili perchè hanno fatto accadere cose stupefacenti Sono 1000 persone che non c’entrano con il mondo socio-sanitario, sono ad esempio l’estetista, la pensionata. Tra loro c’è gente che è salita in aereo dopo anni di attacchi di panico, persone che hanno avuto finalmente il coraggio di trasferirsi, etc. Per fare accadere questo viaggio strepitoso non ho fatto nient’altro che prendere il Sente-Mente® modello, portarlo nella vita dei “sani” e immaginare che i sette pilastri fossero legati alla quotidianità della vita e quindi che Sente-Mente® non fosse solo esclusivo per le persone con demenza, ma che potesse diventare qualcosa di più trasversale a tutti. Ecco allora che proprio quest’anno è nato #GiorniFelici, che adesso è un marchio in fase di registrazione, all’interno del quale i felicitatori del Sente-Mente®, queste bandierine disseminate su tutta Italia, non solo saranno quelli che potranno a fare accadere delle cose belle per le persone con malattia, ma arriveranno a tutte le persone: forse è arrivato il tempo di passare dal Prodotto Interno Lordo alla Felicità Interna Lorda. #GiorniFelici è qualcosa che possiamo offrire alle amministrazioni comunali per allenare i propri cittadini a guardare alle cose in modo diverso. Scuole e laboratori di #GiorniFelici sui territori, dovrebbero riuscire a cambiare questa nostra società che ha bisogno di passare dalla lamentela, dal vittimismo, dal dare sempre la colpa al fisco, alla politica a un riprendersi in mano la vita. Uno degli hashtag che noi amiamo è: “Io c’entro sempre” che significa: “Adesso io prendo in mano la mia vita e in qualche modo mi alleno a diventare una persona migliore”.

M: Cosa succederà a ottobre a Bologna al Teatro Fossolo?

L: Il 6 ottobre a Bologna al Fossolo c’è la quarta edizione del Sente-Mente® day che è un dono che  vogliamo fare a tutti i professionisti socio-sanitari. E’ una giornata di formazione totalmente gratuita aperta a 650 persone da tutta Italia: possono essere operatori ma anche familiari o persone interessate. Abbiamo un bel programma, tanti interventi interessanti che si possono scaricare e vedere dal sito www.letiziaespanoli.com.
Invitiamo tutti a inscriversi, sul sito si trova direttamente il link per farlo. Ci vediamo lì.

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