Waterfootprint: l’acqua nascosta nel cibo che mangiamo

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di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

L’estate scorsa è stata caratterizzata dal problema della siccità che ha colpito due terzi dell’Italia. Questa ha portato problemi di emergenza idrica e anche importanti danni all’agricoltura, che è il settore che assorbe maggiormente acqua. In particolare l’agricoltura di tipo intensivo è quella che determina i maggiori consumi idrici: a livello mondiale, circa 2,7 milioni di m3 di acqua sono consumati dalle attività agricole (contro mezzo milione per l’industria e 200.000 per gli usi domestici). I prelievi idrici dovuti all’irrigazione e all’allevamento alterano la portata dei corsi d’acqua e anche le caratteristiche del suolo, come ad esempio la sua salinità, che influenza la fertilità dei terreni. E’ necessario un cambiamento nel nostro sistema produttivo e spesso non ci rendiamo conto che molto è dovuto dalle nostre scelte alimentari. Alla base dei prodotti che consumiamo è associato un importante consumo idrico, che non corrisponde solo all’acqua contenuta fisicamente prodotto, ma anche a quella consumata per realizzarlo durante le fasi della sua produzione, compresi i trasporti e gli imballaggi. Questo consumo d’acqua è noto col nome di acqua virtuale o anche Waterfootrpint, ossia impronta idrica. Grazie a uno studio del Water Footprint Network, per ogni prodotto è possibile calcolare l’impronta idrica. Un esempio è il grano, che a livello globale consuma circa 790 miliardi di m3 all’anno di acqua. Questi equivalgono al 12% dell’utilizzo totale di acqua per la produzione di prodotti agricoli. Il commercio internazionale di grano muove 75 miliardi di m3 all’anno di acqua virtuale, l’equivalente del 6% circa del totale dei flussi internazionali di acqua virtuale. Da ciò è possibile calcolare l’impronta idrica di 1 kg di grano che è pari a 1.300 litri di acqua virtuale. Nei suoi prodotti derivati come pane, pasta è quindi inclusa l’acqua virtuale della produzione del grano e quella dovuta alle lavorazioni industriali cui sono sottoposti. Si determina così che l’impronta idrica di una fetta di pane di 30 g è pari a 40 litri, mentre quella di un chilo di pasta secca è di circa 1560 litri. Se consideriamo invece la pizza, la sua impronta idrica è pari a 1.150 litri, perché occorre sommare l’impronta idrica di tutti i suoi ingredienti, quindi farina (620 litri per kg), passata di pomodoro (758 litri per kg) e mozzarella (7.117 litri per kg). Grazie al calcolo dell’impronta idrica possiamo conoscere la waterfootprint dei nostri pasti quotidiani. Maggiori sono le fasi della catena produttiva, come nel caso di alimenti industriali e di provenienza animale, maggiore è il consumo di acqua. E’ stato stimato dal Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN, 2011) che il consumo d’acqua virtuale di una dieta vegetariana consuma circa dai 1.500-2.600 litri al giorno. Un regime alimentare ricco di carne arriva invece a un consumo d’acqua pari a circa 4000-5400 litri. In base alle nostre scelte alimentari, possiamo quindi ridurre i consumi idrici e arrivare a risparmiare anche 2.500 litri d’acqua ogni giorno! Il nostro attuale regime alimentare che caratterizza i paesi occidentali non è sostenibile: se tutti gli abitanti del pianeta lo adottassero, vi sarebbe un incremento dei consumi di acqua pari al 75%! Se vogliamo contribuire a ridurre gli sprechi idrici, impegniamoci sì a chiudere i rubinetti e a usare l’acqua con responsabilità, ma agiamo anche sul tipo di menù che portiamo sulle nostre tavole: davvero può fare la differenza!

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A Ozzano dell’Emilia Per il ciclo PANE, VINO e… BUONA ECONOMIA

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Associazione Idee inCampo propone 2 interessanti incontri:

Domenica mattina 15 ottobre
PASSEGGIATA TRA I VIGNETI
Visiteremo e passeggeremo tra i vigneti
dell’Azienda Agricola e Vinicola “La Ronza” (via Tolara di Sopra, 77 – Ozzano Emilia)
– ore 9.10 si parte dalla piazzetta Coop e andremo a piedi verso l’azienda
– ore 10.15 direttamente in azienda
ci accompagnerà fra i colori dell’autunno, Silvano Ranalli, gestore dell’azienda

 

Giovedì 19 ottobre – Sala Grandi ore 20.15
(c/o Palazzo della Cultura, P.zza Allende Ozzano dell’Emilia)
STORIA, TRADIZIONE, QUALITA’ DEL BUON VINO
Conduce la serata Federico Ecchia (enologo)
i VINI DA TAVOLA: vino e vinificazione, i solfiti,
il vino biologico, uve e vitigni locali.
Economia delle piccole Aziende Agricole locali: La Ronza di Silvano Ranalli,
A.A.V.V. di Federico Ecchia, La Badessa di Andrea Manservisi
Durante la serata ci sarà un momento conviviale con Assaggio di vini.

PROGRAMMA MANIFESTAZIONE OLIO EXTRAVERGINE di OLIVA FELSINEO

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Sabato 14 ottobre sala Tassinari Palazzo d’Accursio Comune Bologna

 

Ore 15,00                                                    Prof.ssa Tullia Gallina Toschi del Dipartimento Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari Facoltà di Agraria:  “COME RICONOSCERE E SCEGLIERE UN OLIO BUONO?   Indicazioni dal progetto OLEUM per la difesa globale dell’autenticità dell’extravergine di oliva.”

Ore 15,20   CNR IBIMET di Bologna  BIODIVERSITA=RICCHEZZA – Le risorse genetiche dell’ olivo in Emilia-Romagna – dott.ssa Annalisa Rotondi e dott.ssa Lucia Morrone.

Ore 15,40

A cura della neonata rete di imprese denominata OLIO EXTRA VERGINE FELSINEO  presentazione degli obiettivi e dei programmi della rete con  degustazione di olio novello.

Ore 16,00

DEGUSTAZIONI GUIDATE di olio extravergine di oliva a cura della dott.ssa Sara Barbieri Capo Panel Emilia Romagna Dipartimento Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari .

Ore 16,40

LA FILIERA OLIVICOLA REGIONALE UNITA PER LA QUALITA’   Accordo di filiera per la produzione e commercializzazione di olio extra vergine d’oliva in Emilia-Romagna   Relatore Filippo Tramonti  Presidente dell’ Organizzazione di Produttori A.R.P.O. (Associazione produttori olivicoli dell’Emilia-Romagna) soc. coop. agr.

Ore 17,00

presentazione del libro   “EXTAVERGINE LA BUONA VITA”  a cura di Daniela Utili –  giornalista professionista, specializzata in nutrizione e ambiente da diversi anni si occupa del settore agroalimentare e collabora a riviste specializzate come “Olivo e Olio” e “Terra è Vita” di Edagricole- cura siti internet che trattano di alimentazione e salute in collaborazione con esperti, ricercatori universitari e medici.

17,20  chiusura della manifestazione

Coordinatore   Ermanno Rocca presidente di Rete di Imprese Olio Extravergine Felsineo

Le Divinità le Acque Sacre e le Emozioni

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di Claudio Selleri

Le Divinità le Acque Sacre e le Emozioni è il nuovo ciclo di seminari esperienziali condotto da Giorgia Sitta e Alessandra Pizzi, nato dal connubio tra Archetipi ed Acque Sacre e dedicato a Donne e Uomini in Risveglio.

Le Dee e le Acque Sacre è il primo seminario sul risveglio del Sacro Femminino, la qualità cristica dell’anima che conduce alla nascita dell’umano divino e si terrà domenica 29/10 a Bologna Via Stoppato 1/h.
Seguiranno: Gli Archetipi Maschili e le Acque Sacre dei Colori il 26/11, Archetipi ed Emozioni il 17/12 e La Sacra Unione il 21/1/18. E’ possibile partecipare anche a uno soltanto.

Conoscere gli Archetipi e le Divinità, è importante per comprendere come mai nella nostra vita si presentano situazioni ripetitive, oppure perché non riusciamo a realizzare gli obiettivi che ci poniamo o perché soffriamo in maniera devastante quando termina una relazione d’amore. Conoscerle significa dare loro il giusto equilibrio e permette di scoprire il massimo potenziale di ognuna, che si manifesta nella nostra vita con doti e talenti.

L’Acqua, è associata al Femminile, alla Vita, alla Purificazione, alla Trasformazione ed ha memoria, per propria natura registra gli influssi energetici e la sua struttura si modifica in base all’informazione ricevuta.

Le Acque Sacre portano un messaggio con cui entriamo in risonanza immediatamente essendo il corpo umano composto per tre quarti di acqua. Utilizzeremo le Acque Sacre della Dea, lunari nella giornata sul Femminile e le Acque Sacre dei Colori, solari, nella giornata sul Maschile. Saranno donate ai partecipanti ai seminari poiché oltre ad essere vive e in continua evoluzione, tutte le Acque non hanno prezzo ma appartengono alla Dea Madre.

 

Giorgia Sitta

Dottoressa in psicologia clinica, studiosa di alchimia trasformativa, di mitologia e della Divina Commedia. Da anni conduce seminari e trasmissioni web sul femminile, sulle relazioni, sugli archetipi, sul risveglio della coscienza e sulla Divina Commedia.

Alessandra Pizzi

Studiosa di scienze olistiche, esperta e formatrice di Numerologia. Autrice di numerosi articoli su Quantic Magazine, Elisir di Salute e Atmosphere e del libro «In Cammino Verso Sé. Infiniti modi una sola destinazione».

 

La presentazione gratuita del ciclo sarà mercoledì 11 ottobre c/o Kebrilla Via Fossolo 52/d Bologna h. 20,30.

I posti sono limitati ed è necessaria la prenotazione, info e iscrizioni: giorgiasitta@gmail.com / alessandrapizzi.it / FB Kebrilla

Corso base per ATTIVARE GRUPPI EFFICACI

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Laboratorio per la facilitazione di relazioni e processi

Il laboratorio, di tipo teorico-pratico, si rivolge alle persone che sono coinvolte come responsabili, operatori, o semplici partecipanti all’interno di gruppi organizzati quali associazioni, organizzazioni di volontariato, imprese e pubbliche amministrazioni. Il ciclo di quattro incontri vuole fornire ai partecipanti le conoscenze di base e le tecniche specifiche per favorire la partecipazione, per facilitare e coordinare la collaborazione, per gestire i momenti difficili, per prendere decisioni in gruppo e accrescere le proprie competenze relazionali.

PRESENTAZIONE del corso, ad ingresso libero,
VENERDI’ 6 OTTOBRE 2017 dalle 18:30 alle 20 presso “L’Albero della Vita”

Studio “Albero della Vita”

Via Saffi, 1 – 40131 Bologna

Massimo Giorgini: 335.395227

Silvia Neri: 339.4546813

Intervista a Letizia Espanoli, Sente-Mente®

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Abbiamo incontrato la vulcanica Letizia Espanoli, creatrice di Sente-Mente®, bellissimo progetto diffuso in tutt’Italia per un approccio diverso alla malattia mentale, e non solo!

Maddalena: Allora Letizia, raccontaci da dov’è nata questa idea di Sente-Mente® e di questo percorso così importante per affrontare anche tematiche che tanti tendono un po’ a lasciare nel dimenticatoio.

Letizia: Io penso che Sente-Mente® sia stato per tanto tempo in un’incubatrice di profondo dolore, di profonda indignazione. Faccio il mio mestiere da trent’anni e con l’esplosione delle demenze – ma anche con l’aumento della vita, che è anche diventato l’aumento della cronicità della vita – credo che negli ultimi 15 anni (in Italia soprattutto) sia esploso un modello sempre di più assistenziale che ha portato l’attenzione sul corpo, su quelli che consideriamo i bisogni primari e si è dimenticato di tutto il resto. Quando si entra in una struttura per anziani capita spesso di vedere persone che sono abbondantemente sedate oppure si scopre che nella non autosufficienza e tra le persone che convivono con la demenza, si hanno delle percentuali altissime di persone contenute. E’ evidente che se si sceglie di fare questo lavoro è perchè si sceglie la vita, si sceglie di fare la differenza, di essere una scintilla che crea possibilità per queste persone. Oltre agli anziani in queste condizioni, trovavo anche operatori ormai sfiniti e disumanizzati perchè se si valutano per la velocità con la quale hanno rifatto i letti stamattina o hanno fatto le igieni è evidente che il sistema mette il focus sul fare e non sull’essere. Viaggiavo in autostrada e improvvisamente è nata questa intuizione: “Sogno una cartina d’Italia con tante bandierine e per ognuna ci sarà una persona che saprà fare la differenza”.

M: A quante bandierine si è arrivati dopo diversi anni?

L: Con questo settembre siamo a 80 bandierine in tutta Italia!

M: Complimenti, bandierine di sorrisi

L: Bandierine di sorrisi, di dignità, di possibilità, bandierine di persone che si sono formate alla Sente-Mente® School, che hanno fatto il corso del Sente-Mente® Training e che sono diventate FELICITATORI. I fecilitatori del Sente-Mente® sono le persone che s-velano, tolgono i veli alla possibilità, alla bellezza che c’è. Ci siamo presi la responsabilità di creare il primo modello culturale italiano che fosse capace di guardare alla demenza non come a una malattia neuro-degenerativa per la quale quando arriva tutto finisce, ma immaginando una diversa narrazione, che inizi anche a immaginare parole diverse: posso dire che lui è un demente, che loro sono gli Alzheimer oppure posso dire che Giovanna con-vive con la malattia di Alzheimer.

M: Parlami meglio dell’importanza delle parole.

L: Le parole sono tutto. Il vocabolario socio-sanitario degli ultimi 15 anni è denso di parole aride, che congelano volutamente la relazione e che sono tutte improntate sul fare. Si parla di malattia e non di possibilità, si parla di disturbi del comportamento e non di comportamenti speciali, si parla di diagnosi come di una gabbia che in qualche modo diventa la profezia che si autodetermina rispetto a ciò che potrebbe accadere ma non si menziona invece tutto quello che ognuno può fare per costruire la vivibilità nella sua malattia. Penso che tutte le rivoluzioni abbiano bisogno di parole nuove. Quando si cambia una parola, si squarciano nella mente nuovi scenari di possibilità. Se io dico che lui è un demente, vuol dire che a un certo punto nella mia mente creerò l’idea che lui non capisce niente anche se gli parlo. Se io dico che è una persona che con-vive con la demenza, gli riconosco la sua essenza di persona e gli riconosco l’idea che lui convive con la mattia, lui NON è quella malattia! La lingua italiana porta a dire: “Io sono un malato di Alzheimer, io sono un malato di sclerosi”. La malattia non può diventare l’identificazione rispetto all’identità!

M: Ho visto che parli spesso di emozioni.

L: il dramma di questi anni, che noi in Sente-Mente® sentiamo molto forte, è che si tende a costruire una narrazione attorno alle emozioni che sta portando a pensare che le emozioni normali siano una malattia: emozioni che gli esseri umani provano e che sono in qualche modo l’apoteosi della fragilità, ma che sono anche il campo all’interno del quale nasce la meravigliosa possibilità di essere. Se una persona che convive con la demenza si arrabbia perchè qualcuno si è seduto sulla sua poltrona, nel 90% delle strutture italiane ci sarà qualcuno che scambia la sua rabbia per un disturbo del comportamento e se quella persona ha una terapia al bisogno probabilmente ci sarà qualcuno che gliela somministrerà perchè non si è più in grado di riconoscere le emozioni come elemento fondamentale della propria espressività e linguaggio. Attraverso le emozioni ti dico dove sono, ti dico come sto. Un elemento fondamentale è capire che anche gli operatori provano emozioni e che è stato devastante insegnare a generazioni di professionisti socio-sanitari la distanza terapeutica, perchè in realtà abbiamo costruito delle mura per difenderci dalla sofferenza delle persone di cui ci prendiamo cura, senza renderci conto che all’interno di quelle mura ci siamo murati vivi! E’ nella relazione che si troverà l’antidoto allo stress lavorativo. Se un infermiere farà solo clisteri o erogherà solo terapia è evidente che dopo dieci anni sarà sfinito. Sente-Mente® non è solo una voce per raccontare a chi è malato e alle famiglie in modo diverso nuovi scenari rispetto alla malattia, e quindi rispetto alla vita, ma è anche un modo per ripartire dagli operatori, dalle organizzazioni socio-sanitarie. Lavorare sull’allenamento alla resilienza, alla gratitudine, al perdono diventano elementi che condizionano la salute e il benessere delle persone. Noi oggi sappiamo che se alleniamo gli operatori a giocarsi un diverso kit di capacità di relazione e di cura, siamo in grado di invertire anche i costi del burn out socio-sanitario. Arrivare oggi in un struttura per anziani con il Sente-Mente® modello significa mettere in pratica un modello organizzativo terapeutico che porta l’organizzazione nell’arco di 2/3 anni a sviluppare la capacità di creare benessere per l’intera triade terapeutica: residenti, familiari e operatori.

M: Ottimo! In provincia di Bologna ci sono delle strutture che hanno sposato questa filosofia, questo metodo?

L: Assolutamente sì, abbiamo due strutture che da circa due anni stanno camminando insieme con noi e ne abbiamo altre in partenza. Sono la Casa di Accoglienza Beata Vergine delle Grazie in centro a Bologna, è una cooperativa sociale con la quale già da due anni abbiamo iniziato l’implementazione del Sente-Mente® modello e la Casa di Riposo Istituto Sant’Anna e Santa Caterina che è una struttura che è partita con il progetto molto bello di educare alla felicità, abbiamo fatto 9 giornate formative e continueranno.

M: Ho letto dei sette pilastri, ci racconti qualcosa? Si parla anche di contatto, di risata…

L: Il primo pilastro è “La vita non finisce con la diagnosi”: le persone che convivono con la demenza sono persone che provano emozioni, tutte, esattamente come noi; ma sono anche persone che sentono le emozioni di coloro che stanno loro vicino. Questa è un’abilità che è straordinaria perchè in qualche modo dice che non è vero che quella persona è finita ma è vero che lì dentro esiste. Lo abbiamo chiamato un nocciolo vitale con il quale noi possiamo continuamente interagire e uno degli elementi del Sente-Mente® è quello di avere felicitatori su tutto il territorio nazionale che attivano i Sente-Mente® laboratori: gruppi di 12 incontri per 2 ore rivolti ai care givers e ai familiari in cui i partecipanti diventano sempre più capaci di creare relazioni significative.

Il secondo pilastro è la psicologia positiva che afferisce a tutti gli studi di Martin Seligman e dei tantissimi studi che recentemente sono usciti riguardo al valore della gratitudine, della curiosità, del perdono, su come concretamente allenare la resilienza e la felicità. La psicologia positiva è riuscita a farci comprende che si può andare oltre i propri limiti, oltre il proprio carattere: semplicemente si possono allenare quelle capacità che consentiranno un domani di sostare nel dolore con molti più strumenti. La psicologia positiva non dice di ridere sempre, ma allena quelle capacità umane che consentono di passare i diversi tsunami che la vita bene o male farà passare a tutti.

Il terzo pilastro è il con-tatto. Quando ne parliamo intendiamo per esempio quello visivo: oggi ci sono professionisti socio-sanitari che non guardano più negli occhi le persone di cui si prendano cura e questo è drammatico perchè la relazione inizia anche dallo sguardo ma paradossalmente fino a quando tu non mi guardi negli occhi io non esisto. Poi c’è il contatto inteso come garbo, gentilezza: su questo stiamo lavorando tantissimo perchè abbiamo scoperto che la gentilezza organizzativa può diventare un principio basilare del processo della cura: se il direttore inizia a essere gentile probabilmente scatena processi di gentilezza, è contagioso. E poi c’è il contatto che è il risultato di una mano che si appoggia e di questa strepitosa sensazione tattile che però è reciproca e qui si apre il contatto come possibilità. In questi anni in nome della prevenzione dei rischi si sono fatti indossare al personale socio-sanitario i guanti molto di più di quanto non sia realmente necessario per la protezione del rischio. Se un operatore porta a passeggio un anziano in giardino tenendolo per mano con i guanti di lattice c’è qualcosa che non sta funzionando.

Poi abbiamo la risata incondizionata terapeutica: dobbiamo tornare alla leggerezza e allenarci a consentire alla nostra mente, che è spesso turbata da una mole infinita di pensieri, di creare delle oasi di sospensione di pensiero, perchè è solo lì che il nostro pensiero si rigenera, che troveremo la culla per la nostra creatività. La risata fa parte di questa parentesi all’interno della quale noi troviamo sosta. Quando insegniamo questa possibilità agli operatori – ma moltissimo anche ai familiari – e questi iniziano a utilizzarla, diventa un piccolo salvavita. E’ una risata che non deride, ma che è occasione per prendere forza per attraversare il dolore.

L’altro pilastro è la connessione mente-corpo, corpo-mente. Ci piace ricordare che Cartesio è morto: “Tu non sei un uomo perchè pensi, ma tu sei uomo perchè senti” e ci piace togliere il primato della mente quando il pensiero si frantuma. Se prendiamo per vera la frase “Cogito ergo sum” questa porta a dire in caso di demenza “Se io non penso non sono più”. Se è vero, come abbiamo detto un attimo fa, che le persone con demenza sentono e provano emozioni questo vuol dire che io posso esistere fino al mio ultimo respiro e allora il paradigma non è più “Cogito ergo sum” ma diventa “Sento ergo sum”.

Il sesto pilastro è quello dei comportamenti speciali: per molto tempo nel nostro Paese abbiamo immaginario che l’aggressività fisica e verbale, la rabbia, il vagabondaggio, l’ansia fossero in qualche modo sintomi di malattia senza renderci conto che invece potrebbero essere linguaggio. Se una persona non ha più, a causa della sua malattia, la possibilità di esprimersi è evidente che potrebbe comunicare attraverso qualche comportamento che se si guarda da fuori sembra un disturbo o un comportamento disadattivo, ma se cui si mette un attimo nei suoi panni probabilmente si capisce che il suo vagabondare forse è il segnale che in quell’ambiente non ci sta bene. Il mondo socio-sanitario è diventato sempre più bravo a mettere etichette: “Il bambino ha il disturbo del comportamento, il bambino è disadattato” però siamo diventati sempre più incapaci di proporre occasioni di benessere, di bellezza, di possibilità di fare accadere la vita.

Con Letizia c’è anche Monica Manzoni, neuropsicologa e felicitatrice di Castel San Pietro Terme (BO). E’ lei che ci racconta del settimo e ultimo pilastro.

Monica: Il settimo e ultimo pilastro è un contributo che arriva dall’America, dall’Istituto Heartmath che convoglia gli studi dei neurocardiologi, psicologi e tutti i professionisti che si occupano di studiare il cuore non da un punto di vista tradizionale, ma guardando i collegamenti che il cuore ha con il cervello e reciprocamente che il cervello ha con il cuore. Questi studi hanno dimostrato che il cuore, che noi solitamente siamo portati a considerare solo una pompa che lancia il sangue in giro per il corpo, in realtà è un potente generatore di campo elettromagnetico e quest’ultimo si irradia a una certa distanza dal corpo che raggiunge le altre persone anche se non si toccano. Il mio campo del cuore e il tuo in questo momento si stanno parlando. Quando ho scoperto questi studi grazie a Letizia ho capito perchè quando ero nelle strutture per anziani e c’erano alcuni operatori in turno alcune persone che lì vivevano erano continuamente agitate e irrequiete. Quando arrivava il cambio turno magicamente le stesse persone diventavano serene e stavano in cerchio con gli altri operatori e non trovavo una spiegazione.

M: E’ una consapevolezza importante da acquisire

Monica: Sì, soprattutto perchè il campo che il cuore genera non è casuale o automatico ma puoi agire volontariamente per creare un campo elettromagnetico attraente per le altre persone attraverso uno specifico esercizio che hanno elaborato dall’istituto di Heartmath che si chiama: esercizio di coerenza cardiaca. In 5 minuti ogni persona è in grado di portare il proprio cuore in uno stato di coerenza. Questo è benessere sia per chi è intorno, perchè riceve questi messaggi positivi, ma soprattutto è positivo anche per la salute della persona stessa perchè un cuore in uno stato di non coerenza è un cuore potenzialmente a rischio di malattia.

M: Letizia, parlaci dei Giorni Felici

L: Sente-Mente® è nato nel 2014, quest’anno abbiamo dato vita a un’esperienza molto bella che è stata la nascita dell’hashtag #GiorniFelici. Abbiamo fatto pubblicare 1000 copie di un’agenda, abbiamo dato la possibilità a un gruppo di persone di essere tutte insieme in un gruppo chiuso di facebook e ogni settimana queste persone vengono allenate alla positività, alla bellezza, alla felicità e ci siamo resi conto che queste persone sono incredibili perchè hanno fatto accadere cose stupefacenti Sono 1000 persone che non c’entrano con il mondo socio-sanitario, sono ad esempio l’estetista, la pensionata. Tra loro c’è gente che è salita in aereo dopo anni di attacchi di panico, persone che hanno avuto finalmente il coraggio di trasferirsi, etc. Per fare accadere questo viaggio strepitoso non ho fatto nient’altro che prendere il Sente-Mente® modello, portarlo nella vita dei “sani” e immaginare che i sette pilastri fossero legati alla quotidianità della vita e quindi che Sente-Mente® non fosse solo esclusivo per le persone con demenza, ma che potesse diventare qualcosa di più trasversale a tutti. Ecco allora che proprio quest’anno è nato #GiorniFelici, che adesso è un marchio in fase di registrazione, all’interno del quale i felicitatori del Sente-Mente®, queste bandierine disseminate su tutta Italia, non solo saranno quelli che potranno a fare accadere delle cose belle per le persone con malattia, ma arriveranno a tutte le persone: forse è arrivato il tempo di passare dal Prodotto Interno Lordo alla Felicità Interna Lorda. #GiorniFelici è qualcosa che possiamo offrire alle amministrazioni comunali per allenare i propri cittadini a guardare alle cose in modo diverso. Scuole e laboratori di #GiorniFelici sui territori, dovrebbero riuscire a cambiare questa nostra società che ha bisogno di passare dalla lamentela, dal vittimismo, dal dare sempre la colpa al fisco, alla politica a un riprendersi in mano la vita. Uno degli hashtag che noi amiamo è: “Io c’entro sempre” che significa: “Adesso io prendo in mano la mia vita e in qualche modo mi alleno a diventare una persona migliore”.

M: Cosa succederà a ottobre a Bologna al Teatro Fossolo?

L: Il 6 ottobre a Bologna al Fossolo c’è la quarta edizione del Sente-Mente® day che è un dono che  vogliamo fare a tutti i professionisti socio-sanitari. E’ una giornata di formazione totalmente gratuita aperta a 650 persone da tutta Italia: possono essere operatori ma anche familiari o persone interessate. Abbiamo un bel programma, tanti interventi interessanti che si possono scaricare e vedere dal sito www.letiziaespanoli.com.
Invitiamo tutti a inscriversi, sul sito si trova direttamente il link per farlo. Ci vediamo lì.

Ottobre con VIVERE SOSTENIBILE a Bologna

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C’è un clima sempre più minaccioso: siccità, uragani; c’è un gruppo di professori universitari che scrive al Governo italiano perchè si faccia qualcosa di davvero concreto per invertire la rotta verso le energie rinnovabili; ci sono soluzioni di Eco Abitare: da un certo modo di ristrutturare, all’arredo, alle soluzioni per un riscaldamento efficiente, ma anche ecologico, su cui ci possiamo soffermare in questo ottobre già arrivato, passando per ricette con la zucca, per corsi e iniziative di sviluppo interiore e di incontro con l’altro. C’è questo e tanto altro nel nuovo numero di VIVERE SOSTENIBILE a Bologna.
Buona lettura!

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